L'inizio di settembre è il periodo che segna il rientro dalle ferie e l'inizio dell'anno scolastico, ma non solo. Anche il ricco palinsesto della RSI ritorna in vesti nuove per informare, intrattenere e regalare momenti ricchi di emozioni al pubblico della Svizzera italiana. Tra le trasmissioni che fanno il loro ritorno, c'è la sempre amata "Siamo Fuori", alla sua sesta stagione. Per capire meglio cosa significa stare dietro le quinte di una delle trasmissioni più amate della RSI, abbiamo fatto quattro chiacchiere insieme a Andrea Gloor, produttore TV per il Dipartimento Cultura e Società.
Andrea, “Siamo Fuori” torna per la sesta stagione e lo fa con una formula particolare, “Siamo Tutti Fuori”. Da un imprevisto tecnico è nata una nuova modalità di fare televisione: che cosa avete scoperto quella volta che vi ha convinti a riproporla?
In realtà devo correggerti almeno in parte: la formula “Siamo Tutti Fuori” l’avevamo già proposta per due volte, nell’autunno del 2023 e in quello del 2024. Allora avevamo scelto di trasformare ogni uscita in una sorta di piccolo incontro, quasi una festa di paese: un palco dove Charlie incontrava i suoi ospiti, la musica di Ciro Annovazzi, la possibilità di fare karaoke in piazza e Davide e Christian a fare da animatori, incontrare la gente, farsi raccontare storie e, soprattutto, Christian a preparare delle gustose ricette in diretta. L’idea era proprio quella di creare, insieme alla puntata, un piccolo evento.
Quella modalità, però, aveva un limite: non ci permetteva di raggiungere alcune delle località più discoste, dove le strade di accesso non consentivano di arrivare con il classico carro regia.
L’emergenza del 6 febbraio ci ha fatto capire che potevamo ripensare completamente quella formula. Non necessariamente rinunciare all’idea di essere “tutti fuori”, ma farlo in un modo diverso: senza festa, senza karaoke, senza costruire un evento intorno alla trasmissione. Semplicemente andando a incontrare i luoghi e le persone per quello che sono, anche quando si tratta di realtà più discoste o magari meno conosciute: i monti di Ravecchia, Predelp, un grotto lontano dal centro…
Dal punto di vista tecnico è anche una bella sfida. La squadra è più ridotta e le difficoltà sono tante: l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e le incognite non mancano. Ma anche in questo caso vedo tanta voglia di fare, grande spirito di squadra e soprattutto la disponibilità di tutti a darsi una mano. Sono certo che la professionalità di ciascuno farà sì che anche questa sarà una sfida vinta.
Insomma, sempre “Siamo Tutti Fuori”, ma con un mood diverso.
E Christian, state tranquilli: continuerà a cucinare. ;-)
Il programma ha sempre fatto del territorio e degli incontri il proprio punto di forza. Come si costruisce, dietro le quinte, una puntata capace di raccontare luoghi e persone senza perdere la spontaneità che caratterizza “Siamo Fuori”?
Il lavoro di redazione è fondamentale. C’è uno scambio continuo, una discussione costante e soprattutto c’è un lavoro sul territorio che non si ferma quando si chiude la giornata di lavoro. Ogni redattore e ogni redattrice ha sempre un’antenna accesa e un piccolo taccuino, anche nel tempo libero: ascoltare storie, raccogliere incontri, fermarsi davanti a qualcosa che magari sembra banale, ma che può diventare il punto di partenza per costruire una puntata.
“Siamo Fuori” si basa sulle persone che decidono di raccontarsi. Il nostro compito è metterle nelle condizioni di esprimersi al meglio.
E la spontaneità, paradossalmente, nasce proprio dalla preparazione. Tutti sappiamo che cosa vogliamo raccontare e condividiamo la stessa missione. Costruiamo una scaletta in modo molto meticoloso e, una volta scritta, la facciamo nostra. Poi si va in onda.
Perché per poter improvvisare davvero, bisogna essere preparati. Se hai una struttura, uno scheletro solido, puoi anche permetterti di uscire un po’ dal seminato. Senza preparazione, invece, non c’è improvvisazione: c’è solo confusione.
E poi c’è la ciliegina sulla torta: l’abilità dei nostri presentatori. Sono loro che, con la loro capacità di ascoltare, di entrare in relazione con le persone e di cogliere il momento giusto, trasformano quella preparazione in qualcosa di spontaneo e televisivamente vivo.
In questa stagione incontrerete personaggi e realtà molto diverse: qual è l’ingrediente che trasforma un incontro in una storia da televisione?
In realtà non credo che incontreremo realtà molto diverse: incontreremo realtà nuove, oppure realtà che nel frattempo si sono evolute. Ed è proprio questo uno degli aspetti che trovo più interessanti.
Ci è capitato di intervistare dei ragazzini che avevano 11 anni e che, dopo sei stagioni, ne hanno 17. Tornare da loro e vedere che cosa è successo nel frattempo può essere molto più interessante di una storia completamente nuova. A volte scopri che un sogno si è realizzato, altre volte che è completamente cambiato.
Per trasformare tutto questo in televisione, però, gli ingredienti sono gli stessi di sempre: una grande preparazione dietro le quinte. La redazione lavora sulle storie, i presentatori, con la loro professionalità e capacità di relazione, le fanno emergere e magari riescono a raccontarle in tre minuti. E poi c’è la regia, che fa il resto: costruisce immagini che accompagnano e sostengono quel racconto.
Se dovessi convincere qualcuno che non ha mai visto “Siamo Fuori” a seguirvi in questo nuovo viaggio, quale sarebbe il tuo invito?
Potrei dirvi che sicuramente potreste vedere qualcuno che conoscete. O magari potreste ritrovarvi dentro una storia, perché in fondo le storie che raccontiamo sono molto vicine alla vita di tutti i giorni.
E potreste persino avere voglia di cantare con Davide Riva.
No, forse sto esagerando. ;-)
Però una cosa ve la posso promettere: anche quest’anno usciamo, andiamo a cercare persone, storie e luoghi che magari pensate di conoscere già. E proviamo a guardarli da un punto di vista un po’ diverso.
Ve ne svelo una: incontreremo un 99enne di Minusio che ancora oggi gioca a golf e vola in parapendio. E credo che basti questo per capire che di storie da raccontare ne abbiamo parecchie.
Perché, alla fine, “Siamo Fuori” è proprio questo: uscire di casa e vedere che cosa succede. E capire che, alla fine, siamo tutti uguali. Una normalità che a volte emoziona, a volte commuove e altre volte fa semplicemente ridere. Ed è forse proprio questa la cosa bella: riconoscersi negli altri.
A cura del Segretariato SSR.CORSI