Salta al contenuto principale
menu

Menu di navigazione

  • La SSR.CORSI
    • Chi siamo
      • Assemblea generale
      • Consiglio regionale
      • Comitato Consiglio regionale
      • Consiglio del pubblico
      • Segretariato generale
      • La storia
    • Diventa socio
    • Documenti e testi legislativi
    • Contatti
  • Attualità
    • News
    • Eventi
    • Rubriche
    • Rassegna stampa
    • Comunicati stampa
    • Community
    • Sondaggi / Quiz
  • Parla con noi
    • Fai una segnalazione
    • Reclamo all'organo di mediazione
  • Dialogo Public Value
    • Il progetto Public Value SSR
    • caféCORSI
  • Consiglio del pubblico
    • Che cos’è il consiglio del pubblico
    • Analisi delle trasmissioni RSI
    • Documenti
    • Organo di mediazione
  • Documenti degli organi
    • Documenti CCR
    • Rapporto d'attività e conti annuali
    • Documenti del Consiglio regionale
  • Grigioni italiano
  • Assemblea generale SSR.CORSI 2026
  • Associazione Pro Servizio pubblico Radiotelevisivo

diventa socia/o
iscriviti subito

iscriviti
alla newsletter

sondaggi
di' la tua

login area riservata

  • Reimposta la tua password
Home
Opens in a new window Opens in a new window Opens in a new window Opens in a new window
Copied to clipboard
quando
Mercoledì 14 Ott 2026 - 10:28

Torna all'elenco

Briciole di pane

  1. Home
  2. attualita
  3. News
  4. Tra comicità e nuove sfide

Tra comicità e nuove sfide

Opens in a new window Opens in a new window Opens in a new window Opens in a new window
Copied to clipboard
14 Ottobre 2026
Intervista a Paolo Guglielmoni

Da inizio settembre è diventato un po’ più serio, oppure ha solo portato la sua incontenibile comicità anche sul primo canale di primo mattino. Paolo Guglielmoni è infatti diventato questo autunno uno dei conduttori di Setteventi, il morning di Rete Uno, insieme a Daniele Rauseo. Occasione ghiotta per andare a disturbare il volto comico della RSI, per farci raccontare un po’ il suo percorso, questa transizione, e l’importanza della comicità per il nostro pubblico.

 

Paolo, sei uno dei volti di quest’Azienda, come ci si sente a esserlo? 

Se la gente mi ferma per chiacchierare, mi fa piacere! Vuol dire che, pur mediato dai programmi RSI, c’è un rapporto tra noi, di fiducia. Se vengono a parlarmi spontaneamente, è perché, in fondo, mi vedono come “uno di famiglia”.  A cui puoi fare anche una critica, e ci mancherebbe.

Questa fiducia del pubblico, ogni giorno te la devi guadagnare.  
Sono spesso in giro per la Svizzera italiana - per lavoro e per amicizie che coltivo ben oltre la mia Lugano. So che l’unica maniera per fare programmi popolari è stare tra la gente. Altrimenti, gli spunti, dove li prendo? E come miglioro, se i feedback arrivano solo dall’interno?

Sei strettamente legato alla comicità, cosa significa per te dover sempre fare ridere? A volte è un peso?

Un peso, mai. Adoro inventare cose nuove. Mi alzo e penso a “cose da ridere”, sono fatto così! Questo mi dà forza: riesco a non essere pessimista e vedere soluzioni anche nelle difficoltà. 
Fuori dal lavoro, ma poi in fondo è una cosa che “entra” anche nel microfono, apprezzo come io e i miei amici over 50 giochiamo a prenderci in giro: avendo ormai scavallato una certa invincibilità, riusciamo a praticare ironia e autoironia. Basta fare i fenomeni: proprio perché imperfetti, ci sappiamo divertire.

Hai iniziato in RSI giovanissimo (a 16 anni!) e sei cresciuto insieme a Rete Tre, guadagnando il tuo pubblico. Un pubblico che ti segue da allora (e che ‘invecchia’ con te, passami il termine) oppure ogni volta riconquisti una nuova generazione?

Per facilità, diciamo che, a ogni decade, l’umorismo si trasforma completamente. Quello che faceva ridere ieri, non piace più. Adapt or Die, insomma. Per non sparire dal radar, ogni dieci anni ti devi trasformare. 
È stimolante. 

Com’era fare programmi comici per radio e tv negli anni ‘90? 

Negli anni ’90, il pubblico ti accordava più tempo: il tempo di andare “lungo”, di non essere un “martello pneumatico” a ogni battuta, di sbagliare. Oggi, se nei primi secondi non li hai catturati, li hai persi. 
E devi sempre creare un “happening”, qualcosa di imprevisto e rocambolesco che deve succedere, avere sempre un cambio ritmo in tasca. 
Inoltre, un comico che oggi non ha una faccia, non funziona. La comicità passa dal video, dal primo piano e dal corpo che si muove. Per carità, niente di nuovo. Ma il comico radiofonico senza volto, negli anni ’90, aveva diritto di cittadinanza. Piaceva il mistero della sola voce. Oggi, il video viene prima di tutto, perché è il video che ti dà popolarità. 

Perché è importante che il servizio pubblico… faccia anche ridere? 

Perché l’umorismo, con la sua apparente leggerezza, è in grado di veicolare valori importanti, in primis un valore svizzero come restare uniti nella diversità. Per mandato, come SSR, dobbiamo favorire la coesione: l’incontro e non lo scontro (che è la moneta corrente dell’attualità). 
Per esempio, nel 2012, in collaborazione con l’Ufficio dell’insegnamento medio del Decs abbiamo distribuito a 13'500 allievi di scuola media “Tutti a scuola”, un DVD che conteneva sei sketch comici che avevano come temi Autostima, Rispetto, Dipendenze, Bullismo e Multiculturalità. I contenuti di questi video venivano poi discussi in classe e in famiglia. 
L’umorismo, se ben maneggiato, è uno strumento per accorciare le distanze, anche con le nuove generazioni. 
Con i “Frontaliers”, abbiamo cercato di costruire un terreno di incontro sulla linea di confine. La nostra è una satira su Italiani e Svizzeri che cercano in tutti i modi di non assomigliarsi, ma che sono molto più vicini e simili di quanto vogliano ammettere. 

Da inizio settembre, conduci con Danny Rauseo, “Setteventi”, il morning di Rete Uno che va anche in tv su LA2. Hai cambiato radio? Adesso sei su Rete Uno? 

Sì, Rete Uno è dove voglio essere. Il mio progetto. Con Daniele Rauseo, sono convinto che possiamo far diventare “Setteventi” un appuntamento di forte richiamo, sia in radio che in tv. Ci lavoro con impegno. 
A me piace fare il clown che non ha vergogna di niente, ma devo domandarmi cosa farò da grande. Fare lo scemo tipo Loris J. Bernasconi è gratificante, perché più osi, più la gente ride, ma io, come persona, ho comunque anche altri interessi. O preoccupazioni. 
Sono papà di un’adolescente, i miei amici hanno tutti figli “grandi”, i miei genitori invecchiano. Posso essere ancora Peter Pan, oppure impadronirmi e fare miei gli argomenti che segnano il passaggio all’età adulta. 
Beh, per me è il momento di crescere e Rete Uno mi permette, senza snaturare la mia inclinazione per la battuta, di confrontarmi con temi più adulti. Ma niente noia, le notizie di “Setteventi” sono tutte notizie da “Paese reale” che fanno parlare, che il nostro pubblico discute al bar mentre legge il giornale e beve il caffè. 

 

a cura di Valentina Grignoli, Responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI

Iscriviti all'evento

Dati del partecipante 2
Dati del partecipante 3
Dati del partecipante 4
Dati del partecipante 5

Contatti

Seguici su

Facebook

Instagram

Youtube

Newsletter

cookies

privacy

Protezione dati (nLPD)

impressum

2023 © copyright

 

 

X