DETTAGLIO

La cultura, la RSI, la CORSI

Lunedì, 12 Febbraio 2018

Per gli operatori culturali cos’è che non va nella RSI? E cosa, invece, funziona bene? Quali le possibili sinergie? Sono questioni rimaste in sospeso, come correttamente osserva l’articolista de “laRegione” all’indomani della serata tenuta martedì 7 febbraio a Bellinzona, alla quale hanno partecipato la responsabile del settore cultura della RSI Diana Segantini, il presidente della CORSI, Luigi Pedrazzini, il prof. Mario Baranzini e personalità della scena culturale regionale.

 Il momento in cui ogni partecipante avrebbe potuto dire la sua non è stato colto, tanto che nell’articolo il giornalista si chiede se non sia stata un’occasione persa. Ebbene, ero presente e penso di no, poiché l’incontro, dopo aver fatto luce sugli aspetti rovinosi, antidemocratici e “pasticciati” di “No Billag”, ha testimoniato la volontà dei dirigenti dell’azienda di capire quali aspetti del servizio pubblico vadano riveduti e attualizzati. Aspetti di cui si è parlato sui giornali e i media, ma sempre in linea teorica, tant’è che indicazioni puntuali (…) continuano a restare in una zona d’ombra, in attesa che qualcuno le espliciti per poterle affrontare.

 In tal senso, la Società Cooperativa per la Radiotelevisione della Svizzera italiana (CORSI) è aperta a tutti gli utenti RSI e rappresenta una cinghia di trasmissione privilegiata per rendere effettivo il dialogo tra pubblico e RSI. Anche la Corsi dovrà rimettersi in discussione e capire come rendere più effettiva ed efficace la sua funzione di “ponte” tra gli interlocutori del servizio pubblico. Sta alla CORSI, organismo cui tutti gli interessati possono iscriversi, condurre una discussione istituzionalizzata, esercitando il potere di produrre mutamenti nel servizio pubblico, esprimendo e interpretando le esigenze del pubblico, notoriamente in continuo mutamento.

 Per gli operatori culturali interessati a interagire con radiotelevisione che ha nella sua missione pubblica anche la tutela degli aspetti culturali della Svizzera italiana, sicuramente è un’opportunità di partecipazione democratica da cogliere, diversamente da quanto accadrebbe in un sistema di soli media commerciali.

 A patto che il 4 marzo si voti no a “NoBillag “, cioè no alla fine del servizio pubblico radiotelevisivo.

Matteo Ferrari, membro del consiglio regionale CORSI