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No Billag e Ticino Film Commission: quale nesso?

Martedì, 23 Gennaio 2018

La Ticino Film Commission è un’iniziativa di politica economica regionale che promuove il territorio ticinese affinché possa diventare il set ideale per girare dei prodotti audiovisivi. Fondata il 15 aprile del 2014 da Locarno Festival, Ticino Turismo, Associazione film e audiovisivi ticinesi (AFAT) e Gruppo registi indipendenti della Svizzera italiana (GRSI), la Film Commission ha già portato nella Svizzera italiana varie società di produzione straniere. Nel caso in cuio l’iniziativa “No Billag” venisse approvata, i fondi derivati dal canone, sinora utilizzati anche per sostenere il cinema made in Switzerland, verrebbero a mancare: la produzione cinematografica locale si troverebbe così appiedata e per la Ticino Film Commission quale scenario si prospetterebbe? Lo chiediamo al presidente Nicola Pini:

 

La Ticino Film Commission ha tra i suoi obiettivi da un lato di attirare in Ticino produzioni audiovisive nazionali e internazionali e, dall’altro, di consolidare il “fare cinema” cantonale, cercando di offrire nuove opportunità di lavoro ai professionisti locali e sostenendo la realizzazione di progetti audiovisivi cantonali. Per queste produzioni, come anche per quelle nazionali che cerchiamo di portare in Ticino, la presenza della SRG SSR è fondamentale, sia in termini di competenze ed esperienza, sia in termini di cofinanziamento: va infatti ricordato che il servizio pubblico radiotelevisivo in base all’accordo di cooperazione con il settore cinematografico svizzero chiamatoPacte de l’audiovisuel” – mette a disposizione praticamente la metà dei finanziamenti pubblici per la produzione audiovisiva nazionale.

 

Di che cifra si parla?

Di una trentina di milioni l’anno. Una cifra simile a quella messa a disposizione dalla Confederazione per il tramite dell’Ufficio federale della cultura – Sezione Cinema e della quale difficilmente il mondo del cinema svizzero potrebbe fare a meno.

 

Quindi senza il supporto di SSR SRG diventa tutto più difficile, anche per la Ticino Film Commission?

In una realtà senza la SSR SRG, dunque, la Ticino Film Commission potrebbe sì lavorare al raggiungimento di uno dei suoi obiettivi principali – attirare produzioni dall’estero – ma si ritroverebbe a operare in un contesto in cui l’intera filiera dell’audiovisivo nazionale e locale sarebbe fortemente e pericolosamente indebolita.

Sarebbe un po’ come andare avanti con le marce ridotte?

Qualcosa del genere. Il tutto sarebbe forse ancora possibile, ma più difficile – perché saremo meno attrattivi – e probabilmente meno redditizio in termini di indotto economico e di posti di lavoro per il nostro territorio. Inoltre, la mancanza di continuità derivata dalla scomparsa delle produzioni o co-produzioni SRG SSR, porterebbe molti dei professionisti indipendenti ticinesi a lasciare il nostro territorio o a reinventarsi, rendendo così il Ticino meno attrattivo per tutto il mercato, anche internazionale.

 

Sinora quante società di produzione estere siete riusciti a richiamare nella Svizzera italiana?

Dal 2015 al 2017 – dunque nei primi tre anni di attività – abbiamo accolto e accompagnato una sessantina di progetti, divisi più o meno a metà tra prodotti nazionali e internazionali, quest’ultimi provenienti in particolare dalla Germania, ma anche da Italia, India, Stati Uniti, Canada, Spagna, Austria, Russia e Tailandia. L’interesse è alto e grazie al passaparola, ai primi risultati raggiunti e alla costante presenza al Locarno Festival, così come ad altri festival, le opportunità aumentano sempre di più.

 

Da quali produttori è maggiormente apprezzata la nostra terra, e perché?

Sicuramente dai produttori svizzero tedeschi che, anche nel contesto pubblicitario, apprezzano moltissimo il Ticino: per loro poter veicolare immagini di una terra soleggiata e verde amata e conosciuta nella loro regione è un forte incentivo. E poi ovviamente dalla Germania: i produttori tedeschi amano molto il nostro territorio non solo per la sua bellezza e il forte richiamo turistico, ma anche per l’affidabilità delle istituzioni. Un aspetto che cerchiamo di valorizzare procurando rapidamente i permessi e le autorizzazioni necessarie.

 

E poi ci sono India e Stati Uniti…

Già! Anche i produttori indiani sono grandi estimatori della Svizzera in generale e del Ticino in particolare: l’industria di Bollywood ama molto il contesto alpino e le verdi valli ticinesi, che nell’immaginario indiano sono sinonimi di location esotica. Qui il riscontro in termini di visibilità è enorme: si pensi che i video girati in Ticino hanno ottenuto quasi 8 milioni di visualizzazioni. I produttori statunitensi apprezzano invece la nostra regione per le sue possibilità di praticare sport estremi: quest’anno due produzioni televisive hanno visitato il Ticino proprio per illustrarne le potenzialità nel contesto della mountain-bike e dei tuffi acrobatici. Queste produzioni hanno un’enorme visibilità negli Stati Uniti e a livello turistico, in particolare nel contesto degli sport, dell’avventura e dell’escursionismo, penso possano avere un grande impatto, anche perché il Ticino turistico sta puntando proprio in questa direzione. 

 

La Svizzera italiana è finita sul grande schermo di varie nazioni straniere: tale meccanismo porta benefici unicamente in termini di visibilità o contribuisce anche a generare turismo?

Anche a generare turismo! E non penso solo al migliaio di pernottamenti diretti generati nell’ultimo anno dalla Ticino Film Commission (le produzioni vantano sempre numerosi membri della troupe a cui dare vitto e alloggio!), ma al fatto che la visibilità sugli schermi – e l’emozione che ne deriva – si tramuterà in più turisti per il nostro territorio. Gli esempi internazionali al riguardo sono molti, come pure gli esempi nostrani: pensiamo a tutto quanto si è creato attorno alla diga della Verzasca, dalla quale si è lanciato James Bond. Sul tema del cineturismo stiamo peraltro lavorando insieme a Cantone, Ticino Turismo e Università della Svizzera italiana con l’intento di sfruttarne ancora di più le potenzialità.

 

Per l’anno prossimo avete già delle grosse collaborazioni in vista?

Stiamo seguendo in particolare due progetti molto interessanti, uno proveniente dall’Italia e l’altro dalla Germania: ma per il momento…bocche cucite!

 

Voi svolgete un ruolo importante anche in rapporto alle aziende locali, promuovendole e presentandole nel vostro portale filmcommission.swiss: nella Svizzera italiana quante sono queste aziende e quali conseguenze avrebbe per loro un disastroso SÌ a “No Billag”?

Come detto, la produzione audiovisiva nazionale si troverebbe confrontata con un taglio di circa il 50% dei fondi finanziari per la produzione a disposizione in Svizzera. Non essendoci molte altre possibilità di reperire fondi adeguati per sostenere la produzione, vi sarà una drastica diminuzione del numero di produzioni audiovisive nazionali e, soprattutto, non ci sarà più lavoro per la maggior parte degli addetti ai lavori nazionali. Il discorso è analogo se non peggiore per quanto riguarda la Svizzera italiana, anche perché il Cantone può offrire ai produttori locali un sostegno finanziario alla produzione estremamente limitato, sui 200'000 CHF l’anno circa derivanti dalle tasse sui biglietti di entrata al cinema (un franco a biglietto, di cui solo il 60% – 60 centesimi a biglietto – è destinato al sostegno alla produzione cinematografica). È quindi chiaro che senza il fondo assicurato dal Pacte de l’audiovisuel anche il mondo dell’audiovisivo cantonale sarebbe fortemente ridimensionato. Va poi considerato che per 1 franco investito dalla SRG SSR o dall’Ufficio Federale della Cultura su di una produzione ticinese sul nostro territorio di norma ne vengono spesi 3 o 4. Un SÌ a “No Billag” significherebbe quindi una perdita enorme dell’indotto economico derivato dalle produzioni audiovisive sostenute dalla SRG SSR così come un’enorme rischio di disoccupazione per molti professionisti locali. E non pensiamo solo a registi e attori, ma a tutti i professionisti dell’audiovisivo in generale: dalle agenzie pubblicitarie alle società di servizi passando dalle società di noleggio mezzi tecnici, come anche tutti gli attori economici che collaborano – o possono collaborare saltuariamente – con una produzione (alberghi, ristoranti, negozi, imprese di trasporto e via discorrendo). Uno scenario da evitare insomma, soprattutto per chi crede che il cinema e la cultura tutta siano un motore di progresso civile e economico.