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Il KWD e il servizio pubblico radiotelevisivo: intervista a Fanny Gutsche

Martedì, 30 Gennaio 2018

Un episodio oggi forse poco noto ma che per decenni ha contribuito ad esportare la “swissness” nel mondo, è rappresentato dal Kurzwellendienst (KWD), il servizio a onde corte che ha accompagnato centinaia di migliaia di svizzeri residenti all’estero. Questa emittente radio, in seguito diventata la Schweizer Radio International (SRI), è stata chiusa nel 2004, lasciando spazio al sito swissinfo.ch. Ci racconta quest’avventura Fanny Gutsche, ricercatrice dell’Università di Basilea.

 

Quando e perché è nato il KWD?

Il Servizio a onde corte KWD ha iniziato la sua storia sotto la direzione di Paul Borsinger, trasmettendo nelle tre lingue nazionali per la prima volta il 1. agosto del 1935. Nel 1938 la stazione ginevrina fu spostata nei pressi di Berna, poiché il KWD venne formalmente integrato alla SRG, mentre nel 1978 prese il nome di Schweizer Radio International (SRI). Si può ben dire che il KWD sia figlio dello spirito di difesa che si respirava in Svizzera negli anni Trenta del secolo scorso. Immersa tra le attività politiche e culturali delle nazioni limitrofe, in un periodo in cui gli equilibri politici erano alquanto delicati, per la Svizzera la costruzione di radio permetteva di esprimere e veicolare ai cittadini dei valori propri, specialmente di fronte alla minaccia del fascismo e del comunismo in Europa.

 

In che lingue venivano trasmessi i programmi?

All’inizio nelle tre lingue nazionali (tedesco, francese e italiano), poi nel 1941 vennero aggiunti l’inglese, lo spagnolo e il portoghese. Più tardi persino l’arabo! E furono anche prodotte delle trasmissioni in esperanto.

 

In questo periodo, quanti svizzeri all’estero ascoltavano il servizio KWD?

Si tratta di un dato difficilmente quantificabile. Ma in base alle lettere che la redazione del KWD ha ricevuto dagli svizzeri residenti all’estero, si possono tirare alcune considerazioni. Nel 1949 il KWD ricevette circa 11’000 lettere da parte di ascoltatori elvetici residenti all’estero, mentre l’anno seguente il numero è salito addirittura a 15'000. Alla fine degli anni Cinquanta si contano oltre 20'000 lettere, e nei primi anni Sessanta viene raggiunta quota 25'000 unità all’anno. Come si può facilmente intuire, coloro che scrivevano alla redazione rappresentavano soltanto una piccola parte degli ascoltatori. Gli ascoltatori dovevano essere molti di più, anche perché il KWD era una delle radio internazionali più apprezzate al mondo, e per gli svizzeri all’estero rappresentava quasi l’unica possibilità di contatto diretto con la madre patria.

 

Gli svizzeri all’estero da quali paesi del mondo ascoltavano il KWD?

Un po’ da ogni angolo del pianeta, fin dove si poteva ricevere il segnale; specialmente dal Nord- e dal Sudamerica, ma anche dall’Europa, come dalla Scandinavia, dell’Europa dell’Est e dal Sud Europa, e poi giù giù fino all’Africa e persino in Asia.

 

Che tipi di programmi venivano trasmessi?

Una parte importante era dedicata alle notizie, alla formazione e all’intrattenimento. E poi c’erano tante trasmissioni musicali, reportages, quiz e momenti in cui si leggevano le lettere degli ascoltatori. C’era anche un programma intitolato “A penny a song”, in cui il radioascoltatore poteva richiedere un brano musicale a scelta in cambio di una piccola offerta alla Croce Rossa.

 

Quale indirizzo politico aveva il KWD?

Durante la Seconda Guerra Mondiale il KWD mantenne un profilo neutrale, pur facendo passare un sentimento di difesa nazionale. Durante la Guerra Fredda, l’indirizzo fu pure neutrale, ma non si nascose una certa simpatia per il lato occidentale della cortina.

 

Il KWD ha trasmesso una certa identità nazionale: da quali valori era costituita?

È importante dire che un’identità è sempre qualcosa di costruito, qualcosa che dipende dal punto di vista degli attori in gioco. Non c’era esattamente un’identità nazionale: lo dimostrano l’interazione tra ascoltatori e KWD e le note interne del KWD. Ad ogni modo, lo spirito difensivo di cui dicevo, sopravvisse fino agli anni Sessanta inoltrati.

 

La SRI ha ricevuto molte lettere da parte degli svizzeri residenti all’estero: quali erano i contenuti?

Erano molto disparati, e spaziavano dai suggerimenti per migliorare i programmi a domande puntuali sull’economia, sullo stile di vita o sulla natura svizzera. Si chiedevano più notizie e più musica svizzere. Molti svizzeri all’estero grazie al KWD potevano ricevere un’immagine precisa della Svizzera; il KWD parlava anche di clichés, come la qualità di vita, la neutralità o la bellezza del paesaggio elvetico, ma da un ascolto frequente emergevano anche una pluralità di contenuti e di pensieri in grado di formare un’immagine più vasta, sia della Svizzera che del mondo.

 

Le lettere degli ascoltatori sono state raccolte in un libro?

Sì, il nostro centro di ricerca ha realizzato due libri, “«Broadcasting Swissness» (Hg.): Die Schweiz auf Kurzwelle. Musik - Programm - Geschichte(n)" e ""Die Schweiz" im Klang. Repräsentation, Konstruktion und Verhandlung", mentre tra un paio d’anni uscirà un mio studio che conterrà vari passaggi delle lettere.

Un Sì all’iniziativa "No Billag" significa chiudere radio e TV. Come si sentirebbero gli svizzeri all’estero senza le radioTV rossocrociate? Come potrebbe percepire lo spirito nazionale?

È difficile da dire. Bisognerebbe chiederlo direttamente agli svizzeri residenti all’estero. Credo che lo spirito nazionale sia percepito diversamente da ciascuno di noi. Ad ogni modo, la fine del servizio pubblico in Svizzera e la chiusura di swissinfo.ch significherebbe una grossa perdita, non solo per gli svizzeri in patria o all’estero, ma anche per molti non svizzeri residenti all’estero che apprezzano la qualità e l’oggettività del nostro giornalismo. Un Sì a “No Billag” farebbe cadere questi valori, poiché tale servizio verrebbe completamente privatizzato.