DETTAGLIO

Amici politicamente scorretti: di Natalia Ferrara

Lunedì, 27 Maggio 2019

Negli scorsi giorni, un documen­to della Corsi, disponibile da tempo e che si limita a spiegare come lavorare ancora di più e sempre  meglio nell'interesse del pubblico e dello stesso servizio pubblico, ha improvvisamente fatto discutere. Evidenti, nella subitanea attenzione, tanto la re­lazione con l'imminente Assem­blea quanto riferimenti a contro­versie recenti su singole trasmis­sioni.

La Rsi parla del mondo, eppure, secon­do mirabolanti opinioni, il mondo non può parlare della  Rsi. I giornalisti del servizio pubblico si occupano, ad esem­pio, dell'attualità politica, economica e sanitaria. Non sono politici, economisti o medici. I giornalisti entrano nelle aule penali e raccontano la cronaca giudizia­ria, senza essere avvocati né giudici. La possibilità di discutere dei programmi, pubblicamente, è una delle forme  del loro controllo esterno di qualità. Anche in questo  modo, la Corsi difende dun­que la qualità del servizio pubblico. Gli amici - quelli veri - ti dicono come cre­dono  che stiano le cose, non  che  hai sempre ragione. Senza libertà di critica si sa, anche ogni elogio è vano. Chi sostiene il contrario confonde libertà con autoreferenzialità, autonomia con on­nipotenza.

Semplifico, ma meglio parlar chiaro: se­condo alcuni i membri  della Corsi non capiscono  niente di radiotelevisione, e dunque  non possono esprimersi in me­rito. Per altri, anche per questo motivo, è assurdo che  la Corsi voglia maggior­mente esercitare le sue competenze. Il paradosso puro. Queste persone  - non professionisti della  radiotelevisione - dicono agli organi Corsi se e come pos­sono esprimersi e, al contempo, giudica­no le trasmissioni,  o meglio esprimono "mi piace l non mi piace':"fu audience':e avanti così. Il luogo deputato per parlar­ne, in primis, sarebbe stata proprio l'assemblea dei soci, dove, purtroppo, nes­suno di questi opinionisti ha pensato di investire qualche ora del suo tempo per contribuire alla discussione. Sorvolo sul fatto che chi rimprovera alla Corsi di es­ sere "partitocratica" è quasi sempre, a sua volta, legato a questo o quel partito, e mi concentro, per ora, su un aspetto evo­cato da tutti i critici della Corsi e del suo nuovo corso: la presunta minacciata in­dipendenza della Rsi.

Iniziamo dai fatti, anzi dalle regole. La Costituzione federale e la Legge sulla ra­diotelevisione garantiscono la libertà dei media  e della radiotelevisione: da chiunque e quindi anche dalla Corsi. La Ssr, sempre per legge, è tenuta a fornire un servizio di pubblica utilità e a garan­tire, nella sua organizzazione, la rappre­sentanza del pubblico. Quale ingerenza, dunque? Affermare che permettere alla Corsi di svolgere meglio i suoi compiti di rappresentanza del pubblico equiva­ le a limitare la Rsi e/o i suoi programmi, significa  non  capire  la differenza fra esprimere un'opinione sul servizio pub­blico e limitarne la libertà. Una posizio­ne che offende la Rsi, considerata inca­pace di garantire la libertà dei suoi col­laboratori, attribuisce alla Corsi inten­zioni che né ha né deve avere, e che, in definitiva, vuole impedire  un dibattito trasparente e democratico sull'offerta del servizio  pubblico, lasciando la di­scussione agli addetti  ai lavori e ai loro "amici".

Oggi e domani, per tutte le sfide che at­tendono il servizio pubblico radiotelevi­sivo, sarebbe utile che chi prende la paro­la non confondesse la libertà critica con la censura. Il processo alle intenzioni, di solito, nasconde le vere intenzioni di chi lo promuove.