DETTAGLIO

Quando il leader è Heidi Tagliavini

Martedì, 04 Dicembre 2018

“Quando il leader è donna” è il titolo del ciclo di incontri con personalità femminili. Pensando al titolo come a un interrogativo – “che cosa accade quando il leader è donna?” –, il secondo appuntamento del ciclo, con ospite l’ambasciatrice Heidi Tagliavini, ha dato una risposta semplice: sa farsi rispettare, senza ricorrere alla forza, senza bisogno di fare la voce grossa, ma col sorriso e la determinazione. Doti di famiglia: nata a Basilea da madre svizzera e padre italiano, Heidi Tagliavini unisce “charme francese, cuore italiano e disciplina tedesca”, come ha ricordato il moderatore della serata Moreno Bernasconi riprendendo una definizione data da una collaboratrice di Tagliavini quando era ambasciatrice in Bosnia Erzegovina – il primo di una lunga serie di importanti incarichi, tra cui le trattative tra Russia e Ucraina che hanno portato al Protocollo di Minsk. E val la pena soffermarsi su quello che Heidi Tagliavini ha affermato a proposito di questa definizione – escludendo ovviamente lo charme, sul quale «non mi allungo», come ha detto la diplomatica in una delle rare sbavature di italiano della serata. «Cuore italiano vuol dire un cuore aperto all’essere umano, ai suoi bisogni, alle sue gioie, partecipare alla vita, essere allegri». Una vicinanza alle persone che, ha ricordato, viene spesso ricordata nelle zone di conflitto dove è stata attiva, con gente che anche a distanza di anni le scrive. Per quanto riguarda la disciplina tedesca, invece, la diplomatica l’ha subito declinata parlando delle responsabilità che il ruolo di mediatore comporta. Grandi aspettative sia da parte, come detto, di chi il conflitto lo subisce, sia da parte di chi le ha affidato quell’incarico di mediazione. Che, nel caso di Heidi Tagliavini, può essere l’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, come accaduto per il conflitto tra Russia e Georgia. Quali sono, dunque, le qualità della diplomazia? «Niente è garantito, per cui ci vuole una pazienza infinita». E dopo la pazienza viene la fiducia, il che significa guadagnarsi quella «credibilità che si ottiene solo tramite l’integrità, l’onestà, l’imparzialità – anche se tante volte è difficile rimanere imparziali, perché possiamo cercare di essere equidistanti ma sappiamo che forse una parte è più colpevole dell’altra». E prova di integrità e onestà Heidi Tagliavini l’ha data, rispondendo alle domande del pubblico, criticando apertamente alcune scelte politiche svizzere, dall’esportazione di armi più facile anche in zone di conflitto al ritiro dall’Accordo Onu sui migranti («una de-solidarizzazione per motivi populistici»). Fortuna che, quando la popolazione è chiamata alle urne su questioni davvero importanti, «prevale il buon senso», con riferimento sia alla recente iniziativa popolare sull’autodeterminazione, sia a quella, dello scorso marzo, per l’abolizione del canone radiotelevisivo che avrebbe portato alla fine del servizio pubblico. E, nelle sue esperienze diplomatiche, Heidi Tagliavini ha visto che cosa significa, per un Paese, non avere un’informazione indipendente. Ma torniamo alla fiducia: è stato difficile ottenerla, da donna? ha chiesto Moreno Bernasconi. «Le guerre e i conflitti non sono “cose da donne”: sono fatti da militari che di solito sono uomini che non vogliono vedere una donna nel ruolo di chi che deve svolgere un mandato di trattative per arrivare a una pace». Ma se spesso si parte dal malcelato disprezzo, «a poco a poco si convincono che conosci il dossier, che sei competente, che sai fare delle proposte, che continui nel tuo incarico anche se i negoziati crollano», arrivando così alla piena fiducia. E dei tanti episodi vissuti, Heidi Tagliavini ha ricordato un incontro con un primo ministro al quale aveva appena comunicato le ultime decisioni dell’Onu sul conflitto in corso. “Ma signora, lei con i suoi begli occhi blu perché mi racconta queste cose?” le rispose il primo ministro. «Ero talmente colpita che ho reagito come di solito non faccio e gli ho detto: “Innanzitutto non ho gli occhi blu, poi se lei pensa che se il segretario generale mi ha mandato in questa missione perché lei mi dica una cosa del genere, si sbaglia”». La conclusione? Ogni anno Heidi Tagliavini riceve una cassa di vino con un biglietto di ringraziamento perché “senza di lei non saremmo in questa situazione relativamente pacifica”. Saper farsi rispettare, col sorriso e la determinazione.

di Ivo Silvestro, Giornalista Culture e società de La Regione

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