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Meno pubblicità? “Un rafforzamento della missione del servizio pubblico, ma che non tutti vogliono”

Lunedì, 09 Luglio 2018

Recentemente il Consiglio federale si è espresso in risposta ad una mozione dei Verdi sul tema della pubblicità all’interno della SSR, affermando, in risposta, che ridurre la pubblicità sui canali della SSR rischierebbe di portare ad una diminuzione delle prestazioni.  Citando i dati dell’Ufficio federale di statistica, i Verdi affermano che tra il 2000 e il 2014 il numero di ore pubblicitarie sui canali della SSR è aumentato del 66,5%. Il Consiglio federale, da parte sua, ha ribadito che “un’ulteriore riduzione delle possibilità di finanziamento commerciali potrebbe aggravare la situazione della SSR”. Cosa sta dietro a simili richieste?

Domenico Joppolo, professore nell’Istituto Media e Giornalismo dell’USI, ce lo spiega:

“I cittadini europei, in genere, vorrebbero un servizio pubblico forte ma al contempo meno pressione fiscale. Il cosiddetto “sistema misto”, in cui canone e pubblicità concorrono a finanziare il servizio pubblico è frutto di un malcelato compromesso e, in primis, di un’indecisione da parte della popolazione. È un problema che tocca tutti gli Stati, con la sola eccezione della Gran Bretagna, che prevede un finanziamento delle emittenti statali come la BBC solo attraverso il canone. I cittadini britannici sembrano aver accettato di buon grado il fatto che per un servizio pubblico di qualità bisogna investire senza porre obiezioni. Gli altri si accontentano del sistema misto ed è quindi lecito che il Consiglio federale si preoccupi per una “diminuzione delle prestazioni” qualora la pubblicità diminuisse.”

Ma accontentarsi è un atto innocuo, senza conseguenze?

“Per niente, causa anzi continui problemi di palinsesto e contenuti. Infatti, la pubblicità segue la mera logica dell’audience: funziona solamente se cattura l’attenzione, non importa come. La televisione come servizio pubblico, invece, persegue scopi più sociali e didattici. Certo vi è in quasi tutti gli Stati un servizio di autovalutazione, nonché un comitato etico che valuta i contenuti delle pubblicità, ma gli scopi del mezzo pubblicitario e del servizio pubblico restano divergenti. Si può ben parlare di conflitto di interessi. Il servizio pubblico deve scendere a compromessi. I cittadini che vogliono diminuire il canone devono essere consci del meccanismo che innescano. La televisione pubblica è un progetto a lungo termine che va costruito negli anni con pazienza, in fedeltà al suo mandato.”

Intervista di Laura Quadri.