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La RSI promuove la cultura? L’opinione di Diego Erba

Lunedì, 19 Novembre 2018

Il prossimo 24 novembre, a Grono, si terrà l’annuale Assemblea del Forum per l’italiano in Svizzera, di cui è coordinatore Diego Erba, già Direttore della Divisione scuola del Canton Ticino. Per l’occasione, abbiamo cercato di capire con lui quanto la lingua italiana e la cultura, dal suo punto di vista, siano tutelate attraverso la  RSI.

Come valuta il ruolo della RSI come agente culturale?

“La RSI ha un compito e un ruolo importanti per il pubblico italofono: è un vettore culturale di primaria importanza che va ben oltre i confini territoriali. L’azienda ha mezzi adeguati e giornalisti qualificati per svolgere con professionalità il suo mandato in ogni ambito di competenza, e quindi anche nel settore culturale. Certo, nella realizzazione dei programmi radiotelevisivi occorre tenere sempre conto della pluralità delle opinioni, della necessità del confronto, come pure di non essere eccessivamente “svizzero italiani-centrici o Ticino-centrici”. Il compito della RSI è indubbiamente di valorizzare il patrimonio culturale della Svizzera italiana, ma anche di far conoscere quello delle altre regioni linguistiche, come pure di aprirsi verso il mondo. La cultura non ha frontiere e anche la RSI deve rendersene conto.”

Il lavoro della RSI per la valorizzazione della lingua italiana è sufficientemente strategico o ci vorrebbe maggior pianificazione?

“Con la CORSI e con la RSI il Forum per l’italiano in Svizzera ha sviluppato diversi progetti, come ad esempio la realizzazione del Totem RSI sull’italianità che da quattro anni sta girando la Svizzera. Ovviamente le premesse per fare di più e meglio ci sono sempre. Un auspicio nostro è quello che la RSI abbia un occhio di riguardo anche per gli italofoni che risiedono di là dal Gottardo, che sono la maggioranza. Non a caso la RSI è denominata la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (e non della Svizzera italiana). Un’attenzione particolare dovrebbe pure essere posta sull’uso corretto della lingua italiana nelle proprie trasmissioni radiofoniche e televisive, tralasciando l’uso improprio di parole inglesi quando vi sono i corrispondenti termini nella nostra lingua. Perché continuare a ripetere alla radio “v’invitiamo allo showcase di …” quando si potrebbe molto più semplicemente utilizzare il termine “esibizione”? La lingua italiana si promuove sia utilizzandola correttamente sia evitando l’uso eccessivo di terminologie straniere. I finanziamenti che riceve la RSI attraverso la  “chiave di riparto” proveniente dalle altre regioni linguistiche devono essere impiegati per valorizzare (e utilizzare) l’italiano e la sua cultura, non le altre lingue.”

Che cosa non apprezza del modo di fare radio e televisione della RSI?

In genere le trasmissioni della RSI sono variate, interessanti e ben condotte dai giornalisti. Mi sia concessa però una critica: appassionato sportivo, di calcio in particolare, mi chiedo se sia veramente indispensabile affiancare al telecronista degli esperti e accogliere in studio giornalisti e tecnici per commentare le partite di calcio.  Per la partita Svizzera – Islanda vi erano a San Gallo tre corrispondenti (di cui uno a bordo campo !) e a Comano un giornalista e altri due esperti. Non so se anche la radio stava nello stesso momento trasmettendo la partita con un altro cronista. Sicuramente troppo e il troppo storpia, a maggior ragione se spesso i commenti sono di una pochezza che mi sollecitano a spegnere l’audio e a gustarmi la partita in tranquillità. Per seguire una partita di calcio non occorre andare all’Università!”

Cosa sarebbe potuto succedere, secondo lei, se l’iniziativa No Billag fosse stata approvata?

“Noi italofoni saremmo stati costretti a far capo alle emittenti italiane per conoscere gli avvenimenti nel mondo, a pagare ad esempio le partite di calcio, di disco su ghiaccio. Ora per fortuna il peggio è passato, ma occorre comunque comprendere le criticità espresse durante la campagna che ha preceduto la votazione. Il dibattito è stato intenso, accalorato: sarebbe un grosso errore continuare a vivere sugli allori e dimenticare i suggerimenti, a volte pertinenti, espressi dagli avversari. Come si suole dire “Onore ai vincitori, rispetto ai vinti”.”

Conosce il lavoro della CORSI e cosa si aspetta dalla Cooperativa? Cosa le consiglia per migliorare il suo operato?

“Certo che lo conosco. Da oltre quarant’anni sono socio della CORSI e partecipo regolarmente alle assemblee annuali e alle manifestazioni indette. Per 15 anni ho fatto parte del Consiglio del Pubblico, assumendone anche la presidenza. La CORSI, se vuole affermare maggiormente il suo ruolo, deve sempre più uscire da Comano o da Lugano-Besso per andare sul territorio del Ticino, dei Grigioni, ma anche nella Svizzera d’Oltre Gottardo, e incontrare le persone, dialogare  per coglierne le aspettative, per informare puntualmente il pubblico sulle strategie e sugli obiettivi che s’intendono conseguire, e per far valere le attese che ha recepito. Solo così ognuno di noi sentirà un po’ più sua la RSI.

Intervista di Laura Quadri.