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Cosa rende una donna “leader”? Ne parliamo con Prisca Dindo

Mercoledì, 10 Ottobre 2018

Cosa rende una donna “leader”? Ne parliamo con Prisca Dindo

La CORSI inaugurerà il 18 ottobre il ciclo di incontri dal titolo “Quando il leader è donna”, con personalità femminili di spicco dell’economia, della politica, della diplomazia, della scienza e della cultura svizzera. Per questo, seguendo questa intuizione, vogliamo presentarvi alcuni volti di donne conosciute del nostro Cantone. Iniziamo con Prisca Dindo, già Direttrice di Teleticino e del portale Ticinonews, che dal 2017 è nelle file del Gruppo Corriere del Ticino, prima azienda editoriale multimediale della Svizzera italiana, dove ricopre il ruolo di direttrice sezione viaggi e progetti editoriali speciali Corriere del Ticino.

Da direttrice di Teleticino e del portale Ticinonews.ch è passata dal 2017 dietro le quinte. Quali competenze ha acquisito?

“Una conoscenza capillare del territorio. Nel corso della mia carriera giornalistica mi sono occupata di fatti cantonali e nazionali, politici e non solo. Conosco piuttosto bene le persone e le dinamiche che muovono questo Cantone, così vicino e contemporaneamente così lontano dal resto del Paese. La ricchezza di un giornalista è la sua agenda telefonica e la mia è piuttosto fitta di nomi e cognomi.  Negli ultimi 20 anni, giorno dopo giorno, ho raccontato i fatti che hanno cadenzato la storia del Ticino. Dapprima soltanto attraverso il mezzo televisivo (Teleticino), poi con la carta (il Caffè) e il digitale (Ticinonews.ch) e, per finire, attraverso i social, che sono la vera sfida di oggi. Ciò mi ha permesso di tessere una rete di conoscenze piuttosto importante. Mi definisco una giornalista operaia, nel senso che ho iniziato il mio percorso professionale attraverso un praticantato offertomi nel 1995 da Filippo Lombardi e Marco Bazzi.

Ho fatto la gavetta lavorando sodo, partendo da un passato di modella con tutti i cliché legati a questa professione. Devo ammettere che per conquistare autorevolezza ho dovuto puntare sulla parte maschile del mio carattere, trascurando non poco quella femminile. Se agli esordi il bell’aspetto aiuta nella ricerca di un lavoro, in seguito penalizza perché offusca la professionalità. C’è inoltre da aggiungere che per guadagnare spazio nel mondo del lavoro, in quanto donne, siamo costrette a dimostrare le nostre capacità molto più dei nostri colleghi uomini. Non so se è un problema nostro oppure se siamo di fronte a una società ancora profondamente misogina. Dovremo fare ancora molta strada per ottenere la parità di genere. Nove volte su dieci anche oggi sono l’unica donna seduta attorno al tavolo. Forse è la solitudine il sentimento che ha la meglio in me dopo più di 20 anni di lavoro in questo campo.”

La CORSI sta inaugurando un ciclo sulle donne leader. Cosa consiglia alle donne che lavorano nel campo dell’informazione per la loro carriera?

“Un’indagine condotta tra il 1995 e il 2015 dal Global Media Monitoring Project, uno tra i più importanti mass media dei Paesi dell’Unione europea, dimostra come l’informazione sia in mano agli uomini. Le donne giornaliste – si legge sul documento – raggiungono il massimo di rappresentanza soltanto quando si parla di argomenti quali scienza e salute, mentre la politica resta un affare di uomini.  Dobbiamo fare in modo che ciò cambi. Nel mio piccolo, in veste di direttrice di Teleticino, diedi spazio a molte colleghe, non perché donne, bensì perché avevano qualcosa da dire tanto quanto i loro colleghi uomini. Parità di ruolo, appunto. E non mi ritengo certo una femminista.”

Cosa rende una donna “leader”?

“Ho letto che oggi, oltre ad un organigramma ben definito con ruoli e obbiettivi chiari per tutti, le imprese per avere successo devono fare di tutto per salvaguardare il loro tesoro più prezioso: i rapporti tra i loro collaboratori. L’azienda è fatta di persone che interagiscono tra di loro, quotidianamente.  Se si investe in queste relazioni, si ha in mano la chiave del successo perché i modelli organizzativi calati dall’alto hanno dimostrato tutti i loro limiti. Occorre individuare le persone che hanno un ascendente sulle altre e valorizzarle, al di là dell’organigramma già esistente. Naturalmente, per una struttura organizzativa di questo genere, ci vuole una nuova figura di leader: una persona con un forte spirito di squadra che tende ad includere piuttosto che estromettere. Credo che in questo campo noi donne, grazie alla nostra sensibilità, potremmo dare molto.  Misoginia permettendo.”

Intervista di Laura Quadri