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Al via la 71esima edizione del Locarno Festival

Lunedì, 06 Agosto 2018

Che a Locarno71 saranno notti di stelle lo si intuisce immediatamente dalle prime luci trapelate dal red carpet. Luci accese su Isabella Ragonese, Laetitia Dosch e Marthe Keller. Con loro, nel corso degli undici giorni di Festival, palcoscenico e piazza saranno uno splendido specchio e cornice del grande cinema internazionale, con volti amati dal grande pubblico nonché autori che hanno lasciato un segno nella storia della settima arte e in quella del Locarno Festival: Ethan Hawke, Antoine Fuqua e Jean Dujardin. A qualche giorno dall’inizio del Festival, abbiamo incontrato il suo Presidente Marco Solari:

Cinema svizzero ed emittenti TV. Com’è il rapporto ad oggi? C’è sufficiente valorizzazione del materiale filmico svizzero?

"Il rapporto che lega il cinema svizzero alle emittenti TV non è soltanto buono, ma è un binomio indispensabile, proprio per il plurilinguismo che caratterizza la realtà svizzera e che comporta una produzione cinematografica diversificata. Senza il supporto delle televisioni il cinema svizzero sarebbe sicuramente molto più debole, ma lo stesso discorso vale anche per il percorso inverso: se le emittenti trascurassero le produzioni che raccontano le nostre realtà si priverebbero di un elemento importante della nostra identità. Si tratta di un meccanismo fondamentale anche per il Festival, basti pensare che quest’anno saranno 23 le coproduzioni SSR che verranno proiettate nelle diverse sezioni durante i dieci giorni della manifestazione. Si tratta di film che difficilmente avrebbero visto la luce senza il loro rapporto con la TV, e che a Locarno avranno la possibilità di confrontarsi con il panorama internazionale e di essere lanciati mediaticamente, per poi venir diffusi prima nei cinema e quindi in televisione."

Desidererebbe che si facesse di più per valorizzare anche il Festival dal punto di vista mediatico? C’è una buona copertura?

"Se il Locarno Festival è potuto crescere nel corso degli anni lo deve anche alla reputazione e alla fama che la stampa al seguito dell’evento ha contribuito a diffondere nel mondo. Il Festival ha sempre beneficiato di un’ottima copertura mediatica ma, anche in questo caso, vale la pena sottolineare come le cose siano sempre in movimento. Il Festival è uno degli appuntamenti culturali più importanti in Svizzera, per rimanere tale deve evolversi e ampliare la sua dimensione di evento. La nostra speranza è che questo tipo di crescita costante e obbligata verso il nuovo continui ad essere recepita e restituita dai media presenti a Locarno." 

La CORSI si occupa di trasmettere delle osservazioni formulate dal pubblico alla RSI. Vorrebbe dire qualcosa alla RSI quale servizio pubblico a questo proposito?

"Il valore del servizio pubblico è un bene primario per qualsiasi Paese, in particolar modo per la Svizzera. Più che soffermarmi su eventuali dettagli penso che occorra mantenere salda quella vocazione che rende la RSI al tempo stesso “di tutti” e “indipendente”. Obiettivo che essa raggiunge già quotidianamente, ma che deve riuscire a conservare anche in futuro poiché le battaglie nel campo dell’audiovisivo si faranno ancor più serrate. Da questo punto di vista mantenere fedeltà ai propri principi di base diventa la garanzia massima per potersi evolvere nel tempo senza smarrire la propria identità. In relazione a quest’ultimo punto le sfide della RSI e del Locarno Festival si assomigliano molto."

Locarno Festival ha saputo conquistarsi un posto unico nel panorama delle grandi manifestazioni cinematografiche. Chi bisogna ringraziare?

"Penso che alla base di tutto ci sia il lavoro e la dedizione di migliaia di persone che nell’arco di oltre 70 anni si sono impegnate a trasformare ogni anno per dieci giorni una piccola città svizzera nella capitale mondiale del cinema d’autore. E per il presente, non posso non ricordare l’impegno, il rigore e le competenze di un direttore artistico come Carlo Chatrian che ha mantenuto salda la bandiera della qualità delle proposte cinematografiche. Così come non posso non ringraziare l’attuale direttore operativo, Raphaël Brunschwig che lavora quotidianamente su tutti quegli sviluppi futuri che il Festival dovrà abbracciare e intercettare per rimanere al passo con i tempi. Ma naturalmente queste sono considerazioni che varrebbero a poco, se a tutto questo non aggiungessimo un ringraziamento speciale al nostro pubblico che con la sua capacità di accogliere le diverse anime del Festival ci ha permesso di mantenere una dimensione popolare molto vasta, senza rinunciare in alcun modo alla qualità delle proposte. Ed infine, conviene ancora una volta ribadire l’importanza di chi si pone finanziariamente alle radici dell’intera costruzione: senza finanziamenti un Festival sarebbe fatto solo di sogni e un aspetto molto rilevante è legato al connubio d’intenti tra ambito pubblico ed economia privata che ha reso possibile la forte crescita e professionalizzazione degli ultimi vent’anni."

Come trova il livello di preparazione dei giornalisti che interagiscono durante il Festival ed esprimono la loro opinione sulle proiezioni? Cadono nei cliché o sanno valorizzare la novità? 

"Proprio per l’orizzonte di qualità che si è costituito nel tempo, Locarno è sempre riuscito ad attirare una stampa attenta, motivata e competente. Il Festival è sempre stato giovane nell’animo e, anche in questo ambito, è sempre riuscito a offrire una sponda alla critica cinematografica più giovane che rinnovando la propria presenza ha portato nuovi occhi e prospettive. Mi sembra questo il miglior antidoto per evitare che un festival venga raccontato solo attraverso i suoi cliché interpretativi. In secondo luogo, il Festival è una manifestazione tridimensionale: profondamente internazionale ma allo stesso tempo anche un evento svizzero, non si può negare che le sue radici affondano in Ticino, a Locarno. Di conseguenza anche la stampa che lo racconta si muove su questi tre anelli concentrici fondamentali e soprattutto complementari."

A volte il Festival dà adito anche a critiche. Come le si affrontano in modo costruttivo?

"Le critiche sono una testimonianza diretta di quanto il Festival venga considerato vivo e vitale; per questo motivo siamo sempre ricettivi nei confronti di chiunque abbia qualcosa da dire. In fin dei conti, una volta digerite e analizzate, le critiche sono tra le occasioni più preziose per migliorare e migliorarsi."

Intervista di Laura Quadri.