DETTAGLIO

“Non sottovalutate mai il vostro pubblico”

Venerdì, 24 Febbraio 2017

di Natascha Fioretti

Universalità, qualità, indipendenza, fiducia, credibilità, creatività, sono le parole chiave che secondo i tre prestigiosi ospiti della conferenza tenutasi all'USI - David Jordan, direttore delle politiche editoriali della BBC, Ingrid Deltenre, direttrice della European Broadcasting Union, e il nuovo professore ordinario di media management dell'USI Matthew Hibberd - caratterizzeranno e continueranno a rendere indispensabile il servizio pubblico radiotelevisivo in Europa. Nessuna sorpresa dunque, per chi semmai ne attendesse qualcuna, da una conferenza che si è svolta secondo ritmi e dinamiche tipicamente accademiche, tralasciando il confronto diretto tra i vari attori. Forse, un dibattito più giornalistico avrebbe permesso di addentrarsi maggiormente nelle questioni calde e spinose che interessano il settore andando al di là della semplice constatazione che il servizio pubblico sia ancora e sempre indispensabile e, in particolare, avrebbe consentito di confrontare in modo critico e costruttivo tipologie di servizi pubblici e di culture giornalistiche diverse.

Ciò detto, argomenti e sostanza sui quali meditare non sono mancati a partire dall'intervento di David Jordan che è parso un lord del servizio pubblico di altri tempi, in particolare quando ha ricordato che il mandato della BBC continua ad essere lo stesso deciso nel 1922, anno della sua fondazione, ovvero quello di produrre contenuti imparziali, di elevata qualità e originali, con lo scopo di informare, intrattenere ed educare il pubblico.

L'emittente britannica non sembra sentire i suoi anni e nemmeno temere il cambiamento tecnologico e di consumo visto che – stando ai suoi dati – non solo il pubblico nell'ultimo decennio è incrementato ma è anche contento di pagare il canone annuo di circa CHF 183.- perché ritenuto congruo rispetto alla qualità e alla varietà dell'offerta. Al punto che, non senza una vena di fierezza per l'emittente che rappresenta, secondo il direttore delle politiche editoriali la BBC “è entrata nel cuore della vita degli inglesi, la BBC aiuta l'Inghilterra a essere il Paese che è oggi”.

Parole che vorremmo trasferire alle nostre latitudini ma peculiarità e dinamiche di esistenza e di sviluppo del servizio pubblico cambiano a seconda del contesto culturale che esso abita. E allora, al di là degli elogi e dei numeri snocciolati per argomentare il successo del più grande servizio radiotelevisivo pubblico europeo, il cuore del tema che da qui a venire sarà cruciale, David Jordan lo ha toccato per un attimo in conclusione “Non sottovalutate mai il vostro pubblico! Non sottovalutate mai il modo di pensare e i desideri di chi vi segue”. In questo invito vi è innanzitutto racchiuso l'atteggiamento aperto, ricettivo, flessibile e innovativo che sempre di più nell'era di Netflix la radiotelevisione di servizio pubblico deve avere per poter interpretare e soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più variegato, frammentato esigente e mobile.

Un pubblico che crede e ha fiducia nell'indipendenza politica, editoriale e commerciale della BBC libera su tutte le sue piattaforme inglesi da qualsiasi pubblicità. Insomma, a sentire parlare David Jordan, con quel suo invidiabile aplomb britannico, sembra lontanissima la crisi che travolse la BBC solo cinque anni fa, prima con il caso di pedofilia di Jimmy Saville e poi con lo scandalo che travolse il programma Newsnight per l'inchiesta su un altro caso di pedofilia che erroneamente gettò dei sospetti su Lord McAlpine, strettissimo collaboratore e amico di Margaret Thatcher costringendo l'allora direttore George Entwistle, in carica da soli 54 giorni, a dimettersi. E se anche uno studio afferma che gli inglesi considerano la BBC come la più attendibile e credibile fonte di notizie, Tony Hall, il direttore generale in carica, non nasconde la preoccupazione per la concorrenza di attori come Netflix nel produrre contenuti di intrattenimento su temi inglesi e avere una diffusione globale “nel 2015 Netflix era disponibile in 60 paesi, nel 2016 in 200” mentre negli ultimi cinque anni “la programmazione televisiva della BBC ha subito un progressivo calo calcolabile 2000 ore di programmazione e 250 milioni di sterline di investimenti in meno”. Dunque non è tutto oro quel che luccica e anche un gigante come la BBC deve fare i conti con il pubblico che cambia abitudini e richieste, con l'innovazione tecnologica e con la concorrenza dell'offerta privata digitale.

Su queste questioni, sull'uso dei social e il loro ritorno in termini di partecipazione e identità del pubblico, sulla formula delle web serie e altri contenuti web only come ricetta per il futuro, sarebbe stato interessante dibattere. Infatti, se da un lato, come hanno affermato Ingrid Deltenre e Matthew Hibberd, il servizio pubblico, non solo britannico, continuerà a essere una pietra miliare delle nostre società democratiche, dall'altra è innegabile che deve trovare un nuovo modo d'essere e di essere percepito, deve trovare la formula per cambiare in sintonia e in sinergia con un pubblico in costante evoluzione. Un pubblico che forse non sempre apprezza il grande valore aggiunto di cui dispone dandolo quasi per scontato. Come suggerisce David Jordan il miglior modo per far comprendere agli utenti la differenza di una offerta e di un paesaggio mediatico senza servizio pubblico basterebbe spegnere il segnale per qualche giorno.

Allora sì, il silenzio direbbe più di molte parole e campagne. Un restyling è invece ciò di cui necessita il servizio pubblico secondo Matthew Hibberd che dice “deve perdere quell'aria da bravo ragazzo un po’ saccente e osare di più, chiedersi con umiltà e con coraggio quali sono i punti forti e quelli deboli e lavorare sugli ultimi”. Come scrive Jan Flückiger sulla Neue Zürcher Zeitung, è finito il tempo di giocare a nascondino, bisogna venire allo scoperto e smetterla di parlare soltanto della legittimità e della necessità del servizio pubblico e dibattere piuttosto sui contenuti e sulle prestazioni che un panorama mediatico e una società in evoluzione chiedono di produrre in cambio della riscossione del canone.

Posta la prima pietra, in vista delle votazioni No-Billag e della nuova legge sui media annunciata dal Consiglio federale nei giorni scorsi, si potrebbe tornare sull'argomento affrontandolo questa volta in maniera più diretta all'interno di un confronto dinamico, trasparente, costruttivo che tocchi questioni concrete e, soprattutto, coinvolga i diretti interessati: la SSR e il suo pubblico.

*La conferenza tenutasi il 17.02.2017 all'USI è stata organizzata dall'Istituto media e giornalismo in collaborazione con la CORSI.