DETTAGLIO

Qui Washington, DC

Venerdì, 23 Dicembre 2016

di Andrea Vosti

“Ho votato per Barack Obama nel 2008” esordisce Joe, un operaio nel settore siderurgico. “Ma il cambiamento promesso non è mai arrivato. Le acciaierie hanno continuato a chiudere, i posti di lavoro sono spariti. Nel 2012 non ho votato, per protesta. Ma quest’anno voterò per Trump, lui è l’unico che può far ripartire le nostre industrie e portare indietro i posti di lavoro andati all’estero”.

E’ il 5 ottobre, siamo a Johnstown, Pennsylvania, nella famosa “Rustbelt” del carbone e dell’acciaio. Hillary e’ sempre davanti nei sondaggi, ha appena vinto ai punti il primo dibattito tra i due candidati alla presidenza, mentre Trump sta per venire travolto dallo scandalo per le sue dichiarazioni sessiste risalenti al 2005. A Johnstown, la rabbia di Joe e dei colletti blu e’ palpabile, la voglia di rottura con i “politici di professione” anche. Ma quel che ancora non sapevamo e’ che questa rabbia avrebbe fatto conquistare a Trump stati saldamente democratici come la Pennsylvania o il Michigan, regalandogli la presidenza. E che il reportage che stavamo girando sarebbe diventato - a posteriori - l’analisi più centrata e il racconto più efficace del successo del candidato repubblicano.

Una premessa

Innanzitutto, una premessa: l’esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti ha non soltanto smentito le previsioni del 99 per cento dei sondaggi effettuati nelle ultime settimane pre-voto, ma ha anche sorpreso la stragrande maggioranza dei più autorevoli analisti e commentatori politici. E questo per un motivo obiettivamente ragionevole: tutti - lavorando sul terreno - abbiamo avuto la percezione che ci fossero in alcune fasce dell’elettorato una rabbia radicata, un sentimento anti-establishment e una profonda volontà di cambiamento, ma nessuno ha creduto che questa “rabbia” - rintracciabile specularmente a sinistra nel fenomeno Bernie Sanders - potesse diventare una maggioranza. Anche in considerazione delle ripetute gaffes del candidato Trump e di un’evoluzione demografica (peso elettorale delle minoranze) che sembrava chiaramente favorire i democratici.

La “lettura del territorio”
La sfida per un corrispondente è ovviamente quella di cercare di raccontare e spiegare le molteplici sfaccettature di un paese complesso come gli Stati Uniti coprendo l’attualità stretta con servizi di cronaca o analisi in duplex, ma anche viaggiando e ricorrendo alla narrazione del reportage sul terreno. Inevitabilmente, ci sono limitazioni oggettive che non consentono una copertura continua e capillare su un territorio ampio come quello statunitense: questione di costi, di risorse e logistiche.

Inevitabile pertanto appoggiarsi anche al lavoro di altri media USA (canali all news, testate giornalistiche nazionali o locali, siti di informazione online) per arrivare laddove il corrispondente, da solo, non può arrivare. Questa limitazione ci rende pertanto un po’ dipendenti dal “leggere” il territorio e dal “sentire” gli umori dell’elettorato attraverso il filtro dei citati media statunitensi.

Per avere un'impressione in presa diretta si è scelto di effettuare all’interno del TG il viaggio “On the road” da costa a costa nell'imminenza del voto dell'8 novembre, proprio per favorire a pochi giorni dall'appuntamento una copertura giornalistica RSI di prima mano e non filtrata che affrontasse, con un taglio narrativo da reportage, alcuni dei principali temi di campagna: la crisi industriale nella “Rustbelt” del Nord-Est, la questione delle armi e quella razziale, Obamacare e il problema dei costi della salute, l’immigrazione illegale, eccetera.

Osservazione generale
Infine, un’osservazione di carattere generale: la finestra temporale scelta per il sondaggio nazionale (anche tenendo conto dell’estensione fino a novembre del rapporto CORSI) rimane comunque riduttiva per poter offrire una valutazione “esaustiva” della copertura RSI della campagna per le presidenziali. Una copertura iniziata con l’annuncio delle candidature già nell’estate 2015 e che ci ha visto “raccontare” - anche con reportage sul terreno in sinergia con i colleghi SF e RTS - fenomeni come l’ascesa di Trump tra i repubblicani e la sorpresa Sanders tra i democratici.

Va inoltre sottolineato che il compito di “raccontare” gli Stati Uniti nelle loro molteplici sfaccettature e nei loro contrasti (socio-economici, razziali, di valori, tra città e aree rurali, eccetera) è una missione che il corrispondente diluisce lungo l’intera durata del proprio mandato, e che ovviamente non viene concentrata in modo esclusivo in occasione dell’appuntamento elettorale.

Questo approccio ha consentito negli ultimi tre anni di trattare in modo approfondito, e con testimonianze di prima mano, tematiche diverse, in diversi stati degli USA: l'immigrazione illegale con le voci dei clandestini a rischio espulsione; l'incarcerazione di massa e il problema dei detenuti con disturbi psichiatrici; i matrimoni gay attraverso le esperienze di coppie gay nel sud conservatore; lo scandalo del mercato nero delle ri-adozioni (un'inchiesta originale RSI diventata anche un documentario per Falò); l'epidemia di overdose e la proliferazione fuori controllo di anti-dolorifici oppiacei; e così via.

Sarebbe pertanto impossibile, per una questione di tempi organizzativi, risorse e costi, immaginare di riproporre tutti questi temi con un taglio originale, coprendo tutto il territorio, dentro il piano di copertura della campagna elettorale.