DETTAGLIO

Fuori dal tunnel...dentro gli archivi!

Martedì, 06 Dicembre 2016

Un viaggio attraverso gli archivi RSI a 200 km/h

di Sarah-Haye Aziz, responsabile Teleteca RSI 

“Le temps nous égare, le temps nous étreint. Le temps nous est gare, le temps nous est train” (J.Prévert)

Nell’era digitale le immagini d’archivio sono disponibili in pochi click, un progresso che inevitabilmente modifica il nostro rapporto con la conoscenza e la memoria. Nell’interpretare le immagini alle quali associamo i nostri ricordi, il tempo assume una nuova dimensione e queste stesse immagini finiscono con l’amplificare la nostra memoria e i nostri ricordi.

Un esempio di come, all’interno dell’offerta della RSI, volontà giornalistica e dovere di cronaca s’intreccino con la consapevolezza dell’importanza degli archivi è rappresentato dalla copertura mediatica che ha accompagnato l’avvicinamento all’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo (NFTA/AlpTransit) lo scorso 1. giugno. Attraverso l’uso di immagini d’archivio, i ricordi e il passato hanno giocato un ruolo fondamentale. Inseriti all’interno di nuovi prodotti televisivi, oppure presentati nella loro integralità, i contributi d’archivio sono stati restituiti al pubblico arricchendo l’offerta già presente. Inoltre, il programma “In viaggio sul Gottardo” ha permesso agli spettatori di viaggiare nel tempo attraverso il San Gottardo seguendo l’evoluzione dei mezzi di trasporto nei secoli.

Da Zurigo a Comano, attraverso il Gottardo

Gli archivi sono una vera e propria macchina del tempo, che negli anni ha saputo mettere a punto nuovi e più efficaci mezzi e modalità di catalogazione e fruizione del materiale che conserva.

Nel 1975 il “Rapporto Clottu”[1] parla per la prima volta di salvaguardia del patrimonio audiovisivo, considerato parte del patrimonio culturale svizzero. Dando seguito a questa importante presa di coscienza, all’inizio degli anni 80, la SSR crea una commissione con il compito di elaborare un documento che definisca una nuova politica di documentazione e archiviazione. All’allora RTSI il settore Documentazione e Archivi (D+A), guidato da Giorgio Pagani, assume così una struttura organizzativa la cui importanza per il futuro si delinea appena. L’obiettivo, che deve fare i conti con la necessità di contenere i costi, è duplice: da una parte rispondere alle esigenze del Programma, che richiede anche materiale d’archivio per realizzare i suoi contributi, dall’altra garantire la conservazione di una selezione di produzioni radiotelevisive[2].

Sono gli anni pioneristici della decentralizzazione degli studi del Telegiornale da Zurigo alle sedi regionali. L’entusiasmo e l’impegno dei protagonisti sono evidenti e li si percepisce fin dalla prima edizione del Telegiornale diffuso da Comano il 3 ottobre 1988: affiancando Renzo Balmelli, Michele Fazioli ricorda al pubblico che si tratta di “(..) un trasloco non solo fisico e professionale ma anche esistenziale (...) al Vostro servizio”. Lo stesso giorno, nell’edizione notturna, gli interventi di Marco Blaser e Dario Robbiani confermano l’importanza del momento, in qualche modo storico, sia per i collaboratori sia per il pubblico. 

“Telegiornale diffuso da Comano il 3 ottobre 1988”

L’archivio viene quindi organizzato in 4 settori: immagini mobili, immagini fisse, parola scritta e registrata, musica. In origine la gestione si avvale di schedari cartacei ordinati alfa-cronologicamente. In seguito, le problematiche legate all’uso dei nuovi tipi di supporto e la necessità di riutilizzare parzialmente il materiale diffuso determinano il passaggio a una documentazione di stampo tematico portando alla suddivisione fra archivio televisivo e archivio radiofonico. Il primo avrà la sua sede a Comano, il secondo a Besso. La distanza fisica fra le due sedi viene colmata dalla nuova politica d’archiviazione e dall’omogeneizzazione dei sistemi utilizzati. Entra in funzione una nuova base di gestione elettronica, che sfrutta l’uso di campi tesaurizzati, strutture booleane e parole chiave. Inoltre il materiale da archiviare inizia ad essere selezionato secondo criteri precisi, che sempre di più sono legati al suo potenziale valore patrimoniale.

Tornando all’edizione del Telegiornale andata in onda proprio quel 3 ottobre 1988, è curioso notare come fra i vari servizi che hanno superato la selezione degli archivisti uno riguardi proprio la trasversale alpina: in un vertice a Interlaken i ministri dei trasporti della Comunità europea chiedono alla Svizzera una soluzione rapida per facilitare il traffico Nord-Sud.

“In un vertice a Interlaken i ministri dei trasporti della Comunità europea chiedono alla Svizzera una soluzione rapida per facilitare il traffico Nord-Sud”

La scheda d’archivio in immagine riporta una breve descrizione in un linguaggio semi-codificato, la cui comprensione non è immediata per i non addetti ai lavori: vda, pp, SP > SL /, °, e così via. I sistemi allora in uso non permettevano di visionare le immagini o di ascoltare le voci degli intervistati. Gli unici ad accedere alle schede erano i documentalisti, che attraverso la sola lettura dovevano capire quali immagini contenessero i supporti: una veduta dall’alto, un primo piano, un luogo non riconoscibile, un autore citato. Insieme a questa, l’archivio conserva altre 1356 schede classificate sotto la tematica “Trasversali alpine”, schede che coprono il periodo che va dagli anni 60 ai nostri giorni e alle quali ora sono stati legati i relativi filmati digitalizzati, rendendoli immediatamente consultabili.

Dal treno a vapore al generatore di fusione

Gli anni 2000 sono un periodo di rivoluzioni. La RSI è all’inizio di un cambiamento epocale che vedrà il suo sbocco nella produzione tapeless: un flusso di produzione interamente digitalizzato prende il posto dei vecchi supporti fisici. Grazie al progetto BetaSuisse, oltre 100 mila ore di filmati vengono trasformati in file, diminuendo notevolmente lo spazio necessario per la loro archiviazione. Travolto da uno tsunami numerico, in un moto di passione l’archivio decide di dotarsi di una nuova banca dati, il Catalogo Multimediale (CMM). Ciò comporta una revisione dei sistemi, delle strutture e dei criteri d’archiviazione. Cambiano anche i ritmi di lavoro, la relazione temporale programma-archivio (presente-passato) si modifica: nelle ore immediatamente successive alla messa in onda, la produzione (presente) finisce in archivio (diventando passato), pronta a essere riutilizzata e re-interpretata (futuro)[3]. Diminuisce drasticamente sia il tempo necessario per accedere al materiale d’archivio, sia il divenire materiale dell’archivio. Anche fisicamente lo spazio necessario per depositare i supporti viene ridotto e l’utente non ha più bisogno di allontanarsi dalla propria postazione per accedere ai contenuti delle banche dati.

Il settore D+A si trasforma nelle Teche. La RSI è la prima tra le Unità aziendali della SSR a dotarsi di un sistema d’archivio unico (integrato alla produzione) che aggrega radio, televisione, fotografie, musica e altri documenti scritti: con il CMM le Teche si proiettano verso il futuro, assumendo tutte le incognite e le sfide che questo comporta. I documentalisti scambiano la loro rassicurante etichetta di custodi del passato con una patente per trasportare gli utenti attraverso il continuum spazio-temporale a bordo della DeLorean di “Ritorno al Futuro”. Il linguaggio finora segreto degli archivisti inizia a perdere la sua aura di mistero.

Nel 2010 il cantiere di AlptTransit è a una svolta, cade infatti l’ultimo diaframma della Galleria di base del San Gottardo. Ci si congratula, si festeggia, qualcuno si commuove. A 22 anni di distanza dalla diffusione del servizio nel quale si dava la notizia delle richieste europee rivolte alla Svizzera per trovare una soluzione per facilitare il traffico Nord-Sud, 27 ministri europei dei trasporti, radunati in Lussemburgo, assistono all’evento in diretta televisiva.

“27 ministri europei dei trasporti, radunati in Lussemburgo, assistono all’evento in diretta televisiva”

Accanto alle relative immagini, la scheda d’archivio descrive l’evento in modo puntuale utilizzando un linguaggio scorrevole. Unita alla correttezza dei metadati, una descrizione discorsiva assicura la ricercabilità e la pertinenza dei risultati.

Fuori dal tunnel! 

Il 2012 si apre con una nuova sfida. Viene infatti creato un gruppo di lavoro nazionale allo scopo di definire nuove strategie comuni per gli archivi SSR. Tra queste, la loro apertura agli utenti e al pubblico è considerata determinante. Ne era consapevole chi già negli anni 80 partecipò alla creazione del settore: il concetto di apertura è però cambiato, perché allora non ci si poteva immaginare quali sarebbero state le evoluzioni tecnologiche che avrebbero profondamente modificato il mondo dei media e degli archivi. All’epoca gli utenti erano quasi esclusivamente studenti. Oggi il loro numero è aumentato, come conferma il ruolo delle fonti audiovisive nel contesto delle digital humanities. Allo stesso tempo, in questa era digitale gli archivi riguardano tutti e sono - citando Andrea Camilleri -, “eternamente vivi”. Una condizione, quella vitale, che presuppone una stretta interazione fra archivi e pubblico. Le Teche RSI, chiamate da un lato a sostenere i ritmi dell’attualità, assolvono questo compito con un occhio sempre rivolto alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio, per permettere al pubblico di domani di recuperare le tracce del proprio passato.

La restituzione del materiale d’archivio al pubblico in occasione dei festeggiamenti per il cantiere di AlpTransit è dunque un esempio calzante. Un altro esempio è la trasmissione Techegiornale, che ripropone una scelta dei TG degli ultimi 30 anni.

In TV, alla radio, su RSI+, fra le pagine web del sito rsi.ch, sui social o con iniziative sul territorio, a 200km all’ora attraverso il Gottardo: le Teche RSI testimoniano lo scorrere del tempo e conservano i ricordi nei quali si cela la nostra storia.

 

[1] Elementi per una politica culturale in Svizzera, meglio conosciuto con il nome di Rapport Clottu (1975), è il primo documento ufficiale ad avviare una riflessione sul ruolo del potere pubblico nel campo della cultura

[2]Pagani, G. Nuovi orientamenti e nuove strutture per la documentazione e gli archivi della Radiotelevisione della Svizzera italiana, “Fogli” n°4 (1984): 26

[3] Aziz, S.-H., Multimedialità e cambiamenti professionali: il documentalista audiovisivo, “Fogli” n°29 (2008): 26