DETTAGLIO

Se passa, la RSI si spegne

Giovedì, 04 Gennaio 2018

L’azione dimostrativa del sindacato svizzero dei mass media in dicembre a Comano

Maurizio Canetta: ‘Dobbiamo lavorare sugli indecisi’. Brunschwig: ‘Con un sì problemi molto ma molto seri anche per il Festival del film’.

di Davide Martinoni

Il concetto va espresso fino allo sfinimento: se passa l’iniziativa “No Billag” la Ssr, e con lei la Rsi, chiudono bottega. Definitivamente. E con la Rsi, nella Svizzera italiana, saltano 1’200 posti di lavoro. E con questi 1’200 posti di lavoro salta anche un’informazione pubblica – televisiva, radiofonica e online – che scandaglia il nostro territorio, lo fa in maniera approfondita, seria, ben fatta. Grazie, soprattutto, ai proventi di un canone radiotelevisivo che “benedice” la nostra regione linguistica in misura largamente superiore rispetto alle altre: rappresentiamo il 4,5% del territorio nazionale come abitanti ma beneficiamo di un indotto superiore al 20% del totale. In tre parole: manna dal cielo. Rinunciarvi spontaneamente, a beneficio di gruppi informativi privati che tutto faranno meno che privilegiare una periferia quali sono il Ticino e la Svizzera italiana, sarebbe un esercizio comprensibile soltanto per quei favorevoli all’iniziativa o largamente disinformati o, peggio ancora, prezzolati da quegli stessi gruppi privati. Punto. Non tutto questo è stato detto ieri sera in Piazza Grande a Locarno, in uno degli igloo della pista di ghiaccio dove è convenuta l’artiglieria pesante dell’emittente di Comano (Maurizio Canetta e Reto Ceschi per primi, accompagnati da alcuni volti e/o voci conosciuti) nell’ambito del primo “Bar Senza filtri”; ma l’essenziale sì, tavolo per tavolo, incontrando chi ha raccolto l’invito di confrontarsi per capire qualcosa in più di una “battaglia” che si consumerà fra due mesi esatti e che sul campo potrebbe lasciare davvero una fetta considerevole della nostra identità. «Da tempo favorevoli e contrari stanno preparando la votazione. I cui effetti, è vero, ad ancora diverse persone sono ignoti. La realtà è semplice: un “sì” significa la chiusura della Rsi, senza mezze misure. A noi, da adesso, spetta il compito di lavorare il più apertamente possibile sugli indecisi – ci ha detto Canetta, direttore generale Rsi –. Lo faremo incontrando ancora la gente in giro per la Svizzera italiana, parlandoci, portando argomenti, ma anche ascoltando critiche e suggerimenti».

‘Una parte importante della rassegna cinematografica è a rischio’

Presente come osservatore, ma direttamente interessato all’esito della votazione del 4 marzo e molto preoccupato per quelle che sarebbero le conseguenze di un voto favorevole, si è detto Raphaël Brunschwig, direttore operativo del Festival del film di Locarno: «Una parte importante della rassegna è a rischio. Chiudendo la Ssr sparirebbe il “Pact de l’audiovisuel” che finanzia il cinema svizzero di cui Locarno Festival è piattaforma di confronto a livello internazionale. Inoltre, verrebbe a mancare tutta la copertura giornalistica Ssr legata ai settori di cultura e costume, che per noi è fondamentale. Non possiamo poi dimenticare che la Rsi è partner insostituibile nell’organizzazione della Notte dei Pardi e che l’emittente di Comano è “broadcaster”: mette cioè le immagini della rassegna sui circuiti internazionali». Non è tutto: «In Rotonda la Rsi cura l’animazione e le trasmissioni live, è partner dei Pardi di domani e grazie alla Ssr possiamo beneficiare di prezzi favorevoli sulla piattaforma pubblicitaria Admeira di Publisuisse. In sintesi: un “sì” il 4 marzo avrebbe per il Festival di Locarno, per il Locarnese e per il Ticino conseguenze molto ma molto gravi».

Fonte: La Regione