DETTAGLIO

Saranno determinanti i più anziani

Mercoledì, 27 Dicembre 2017

L’intervista a Thomas Milic

«Saranno determinanti i più anziani»

Un esperto di votazioni popolari si esprime sulle chance di successo di «No Billag»

Di MORENO BERNASCONI

Professor Milic, un’indagine demoscopica pubblicata all’inizio di dicembre indica che a meno di tre mesi dal voto, il 57% degli Svizzeri avrebbe approvato «No Billag». Dalla sua esperienza di analista delle votazioni popolari, l’iniziativa ha delle chance di essere accettata?

«Finora non sono stati comunicati i risultati di indagini demoscopiche come quelle di Gfs/Berna o altre particolarmente rigorose. Il sondaggio cui lei fa riferimento (l’intervista è stata realizzata prima della pubblicazione del secondo sondaggio, domenica scorsa, n.d.r.) non è molto attendibile poiché – ad esempio – non ha sondato i pensionati, una fascia di popolazione che partecipa molto alle votazioni. Ciononostante, in queste settimane constatiamo un evidente nervosismo sui social media. Potrebbe voler dire che c’è qualcosa nell’aria: magari esistono anche sondaggi non comunicati pubblicamente che indicano che l’iniziativa potrebbe anche farcela. Con quali percentuali non lo so. A sostegno di queste mie speculazioni sta anche il fatto che la presidente della Confederazione Doris Leuthard ha deciso di scendere in campo molto presto contro l’iniziativa. Se non avesse qualche chance di passare, le autorità non reagirebbero in questo modo e non ci sarebbe tutto questo nervosismo sui social media».

 

Ma è abbastanza corrente che nei primi sondaggi i consensi per le iniziative siano maggiori e che poi – dopo un esame più approfondito – il numero dei sostenitori si assottigli.

«Lei ha ragione. È provato che agli inizi il parere della gente si basa più che altro sul titolo accattivante di un’iniziativa. Quando poi la campagna entra nel vivo, gli oppositori mettono sul tappeto argomenti che spingono ad esaminare i pro e i contro e di regola si constata che il numero dei favorevoli diminuisce. Come sarà con “No Billag” è difficile dirlo, anche perché non abbiamo elementi di paragone, a parte la recente votazione sulla Legge sulla RadioTV. Bisogna dire però che sulla SSR le convinzioni sono in genere abbastanza stabili: contrariamente a temi nuovi sull’evoluzione della società dove la gente non ha punti fissi, in questo caso l’opinione è in larga misura già fatta. Riassumendo, credo che i favorevoli dovrebbero effettivamente diminuire ma forse non così tanto come accade in genere per altre votazioni».

 

Prendiamo una votazione comparabile: quella del 2015 sulla legge sulla radiotelevisione, approvata di stretta misura. Quali elementi di quel voto potrebbero influire su quello del 4 marzo prossimo?

«In quella votazione la componente ideologica ha giocato un ruolo importante. I simpatizzanti del partito socialista l’avevano sostenuta col 73% mentre quelli dell’UDC l’avevano bocciata col 73%. E questo benché l’estensione del canone a tutti non fosse a prima vista una questione destra-sinistra. Questo riflesso lo ritroveremo credo nella votazione su “No Billag”. Chi ha lanciato l’iniziativa è convinto che la SSR sia una Radiotelevisione di sinistra e – al di là del fatto se sia così oppure no – ne fa un tema di campagna».

 

Per i giovani, la TV conta poco: si informano per lo più sui social media. Quali le conseguenze sul voto?

«È vero che per i giovani la TV è superata, ma gli anziani vanno di più a votare rispetto ai giovani. Il divario nella partecipazione al voto fra le due fasce d’età può arrivare addirittura a 40 punti percentuali. Pensiamo all’ultima votazione sull’AVS: la campagna ha sottolineato il fatto che si trattava di garantire alle giovani generazioni un pensionamento sicuro; ciononostante la partecipazione dei giovani è stata bassa. Non mi aspetto che la partecipazione giovanile alla votazione “No Billag” superi la soglia del 30-40%».

 

Le fasce di età più anziane saranno quindi determinanti per l’esito del voto?

«Ritengo di sì per i motivi summenzionati, ma anche per il fatto che gli anziani guardano la TV svizzera molto di più dei giovani o della popolazione attiva in generale. Questo potrebbe essere per parecchi senior una motivazione a respingere un’iniziativa che viene percepita comunque come un sì o no all’esistenza della SSR. Certo, se si fa strada l’idea che la SSR non verrà comunque smantellata se passa “No Billag”, allora il sì all’iniziativa potrebbe trovare qualche consenso in più anche presso gli anziani. Nell’insieme – soprattutto considerando le abitudini dei pensionati – direi che questa fascia d’età dovrebbe respingere l’iniziativa, seppure in misura meno marcata rispetto a quanto si è inclini a pensare».

 

Quanto conterà la percezione dell’importanza del servizio pubblico in questa votazione?

«In linea generale, il servizio pubblico viene percepito in Svizzera come un valore importante da difendere. Ci sono differenze regionali: nella Svizzera romanda questo aspetto è più marcato mentre nella Svizzera tedesca la concorrenza è guardata con meno sospetto. E, come detto poc’anzi, anche per la nozione di servizio pubblico ci sono differenze di percezione nelle diverse fasce d’età: ad esempio, i giovani che comunicano e ordinano merce via Internet non attribuiscono al servizio universale della Posta la medesima importanza che gli attribuiscono i pensionati. Ma in generale nel nostro Paese si attribuisce ancora al servizio pubblico un posto importante e da questo punto di vista la SSR – in partenza – risulta avvantaggiata».

 

Un argomento sottolineato dal Governo svizzero e dagli oppositori all’iniziativa è che una SSR forte (grazie al canone) è determinante per la coesione federale della Svizzera. Ritiene il richiamo alla coesione federale un elemento che ha ancora forte presa sui cittadini?

«Il fatto stesso che – in occasione delle numerose votazioni popolari che scandiscono l’espressione della volontà politica nazionale sull’arco dell’anno (nonché in occasione delle elezioni del Parlamento o del Governo federali) – per settimane e soprattutto il giorno dei risultati tutto il Paese sia de facto unito grazie alla SSR/SRG che fornisce servizi di importanza equivalente nelle diverse lingue nazionali mi pare oggettivamente rilevante».

 

La SSR permette oggi la produzione di informazione e intrattenimento nelle quattro lingue nazionali. Ma la sensibilità verso le minoranze linguistiche – se si pensa all’insegnamento del francese e dell’italiano oltralpe – appare oggi indebolita. Il plurilinguismo è ancora percepito come un valore dalla maggioranza degli Svizzeri?

«È vero che l’insegnamento delle lingue minoritarie è stato rimesso in discussione in alcuni Cantoni della Svizzera tedesca ed è vero che il Governo – per bocca del Consigliere federale responsabile della politica interna e della cultura – ha dovuto lanciare un segnale affinché non venga lasciato cadere l’insegnamento del francese e dell’italiano nelle scuole oltralpe. Ma se si guarda ai fatti, finora le proposte di ridimensionamento o eliminazione di questo insegnamento non hanno avuto successo e sono state respinte. Resto convinto – sulla base dell’analisi dei risultati delle votazioni a livello federale e cantonale su questi temi – che la questione della difesa delle minoranze stia a cuore agli Svizzeri, in particolare alla maggioranza svizzero tedesca. Anzi, ritengo che sia un punto che meriterebbe di essere meglio evidenziato durante la campagna».

 

C’è chi ritiene che in caso di approvazione dell’iniziativa il Parlamento troverà comunque un piano B per salvare la SSR e una radiotelevisione plurilingue e pluriculturale in Svizzera. Quali sono a suo avviso le aspettative dei cittadini su questo punto?

«Credo che questo elemento giocherà un ruolo molto importante per l’esito del voto. Non per niente i promotori dell’iniziativa “No Billag” si premurano di sottolineare che il catastrofismo degli oppositori è esagerato e che le conseguenze di un sì all’iniziativa non significano la scomparsa della Radiotelevisione svizzera. A chi crederanno gli elettori? A chi afferma – come la presidente della Confederazione – che non esiste un piano B e che la SSR dovrà chiudere baracca oppure a chi minimizza le conseguenze dell’iniziativa affermando che è possibile trovare un’altra formula, meno onerosa per gli utenti e i contribuenti ma altrettanto valida?»

 

Quando si tratta di iniziative il popolo tende di solito a far fiducia al Governo.

«È vero. Benché in tempi recenti la quota di successi di iniziative sia leggermente aumentata. Soprattutto quando si tratta di temi molto emotivi, come l’immigrazione oppure l’internamento di criminali pericolosi. E bisogna dire che la votazione “No Billag” solleva molta emotività».

 

In sintesi, a suo avviso quali elementi della campagna saranno centrali per l’esito del voto?

«A parer mio, due punti saranno decisivi durante la campagna. Anzitutto la capacità dei due campi di convincere che l’approvazione dell’iniziativa decreta – sì o no – la morte della SSR. In secondo luogo la questione della salvaguardia delle lingue e delle culture minoritarie nonché della coesione federale».

 

Fonte: Corriere del Ticino