DETTAGLIO

«No Billag» va respinta nonostante le critiche

Giovedì, 11 Gennaio 2018

Più che di sassolini nelle scarpe sarebbe più corretto parlare di mucchietti di ghiaia.

Allora parliamone, senza filtri, di questi sassolini numerandoli e dando loro un nome. La mia è solo una raccolta di voci che non necessariamente condivido ma voci con le quali siamo costretti a fare i conti. In ordine sparso ecco quindi l’elenco delle «lamentele» che portano buona parte del pubblico ad essere contro la nostra RSI.

  1. Nepotismo
  2. Attribuzione appalti
  3. Attribuzione mandati
  4. Trattamenti salariali ad personam
  5. Premi di produzione
  6. Assunzioni
  7. Promozioni
  8. Lauree conseguite con costi a carico dell’azienda
  9. RSI e influenza dei partiti politici e di gruppi legati al mondo cattolico (CL, Azione cattolica, Focolarini ecc.)
  10. La svendita della Corsi ai «bernesi»
  11. Gestione parsimoniosa delle risorse (denaro pubblico)
  12. Oggettività

E potrei continuare di questo passo.

Quindi far finta che queste voci siano tutte fandonie «intortando» le difese con lunghi quanto inutili panegirici è certamente fuori luogo. Certamente non saranno tutte critiche oggettive ma non c’e fumo senza arrosto. Ebbene sono tutte situazioni delle quali il presidente della Corsi in primis dovrebbe prendere atto e promuove verifiche che non siano di parte (per capirci non fatte all’interno dell’Azienda).

Dei correttivi urgono ma per poterli apportare occorre che la RSI esista ancora dopo il 4 marzo. Concludendo, è utile sottolineare che certamente tutte queste lamentele non sono il frutto della gestione Canetta ma hanno origini che vengono da molto lontano e da atteggiamenti di dirigenti in delirio di onnipotenza che hanno sempre considerato il pubblico con sufficienza, per usare un eufemismo.

Tutto quanto precede non è comunque sufficiente per aderire all’iniziativa No Billag. L’iniziativa va respinta con forza e convinzione in quanto qui si tratta di decidere del futuro di 1.600 persone tra collaboratori interni ed esterni. Mettere in ginocchio una già precaria situazione occupazionale quale la nostra è certamente un atto di irresponsabilità e di incoscienza e di questo gli iniziativisti devono assumersi le responsabilità.

Giovanni Cossi, già responsabile delle risorse economiche TSI

Fonte: Corrirere del Ticino, 11.01.2018