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Lancio della campagna “No Billag No Svizzera” contro l’iniziativa “No Billag”

Mercoledì, 08 Novembre 2017

Il prossimo 4 marzo 2018, il popolo svizzero sarà chiamato alle urne per esprimersi sulla disastrosa iniziativa “No Billag”, che chiede l’abolizione del canone obbligatorio e vieta qualsiasi tipo di concessione e finanziamento pubblico alle emittenti radioTV.

Un’eventuale approvazione dell’iniziativa significherebbe la fine delle nostre radioTV, sia pubbliche che private, consegnando quindi la nostra informazione a emittenti straniere, le quali controllerebbero il mercato mediatico a loro piacimento. Sarebbe un attacco diretto alla nostra democrazia e alla coesione nazionale, senza contare che nella sola Svizzera italiana, qualora l’iniziativa venisse accolta, oltre 1'700 persone si troverebbero di punto in bianco senza lavoro.
Per scongiurare questo scenario tanto preoccupante, il comitato interpartitico “No Billag No Svizzera”, co-presieduto dai Consiglieri agli Stati Filippo Lombardi e Fabio Abate, la sindaca di Bregaglia Anna Giacometti e il sindaco di Bellinzona Mario Branda, l’8 novembre 2017 a Palazzo civico di Bellinzona, ha lanciato l’omonima campagna “No Billag No Svizzera", nella convinzione che occorre sensibilizzare la popolazione sulle conseguenze disastrose che l’iniziativa “No Billag” avrebbe per la Svizzera italiana, la nostra economia e la coesione nazionale.

In esordio, il sindaco di Bellinzona Mario Branda ha toccato uno dei temi cruciali per la Svizzera italiana, ovvero il mondo del lavoro, ricordando che “Il servizio pubblico e le emittenti private occupano oggi, in modo diretto o indiretto, nella sola Svizzera Italiana, circa 1’700 persone. Qualora l’iniziativa “No Billag” venisse approvata, queste persone si ritroverebbero da un giorno all’altro senza lavoro. La situazione già difficile sul nostro mercato del lavoro sarebbe aggravata dall’oggi al domani, con la scomparsa di un intero settore. Non si tratterebbe solo delle 1'700 persone che si ritroverebbero disoccupate, ma anche della perdita di competenze tecniche, posti di apprendistato e mandati importanti per le ditte che lavorano con la RSI e le altre emittenti private. Le ricadute economiche sarebbero ancora una volta a carico dei cittadini, attraverso l’aumento delle spese dello Stato per la disoccupazione”.

Una lettura che sposa economia e cultura, è stata invece offerta dalla sindaca di Bregaglia Anna Giacometti: “Che fine faranno i piccoli e i grandi eventi locali, le manifestazioni di paese e via dicendo? A coprire in diretta la recente e triste tragedia che ha colpito i paesi di Bondo, Sottoponte e Spino è stata la copertura mediatica del nostro servizio pubblico, grazie al quale abbiamo potuto contare sulla solidarietà della Svizzera italiana e raccogliere importanti fondi per i lavori di recupero nei paesi colpiti. Domani non saranno certamente Mediaset o UPC a inviare giornalisti. Saremo semplicemente più isolati”.

Questi sarebbero soltanto alcuni degli effetti disastrosi causati da un’eventuale approvazione dell’iniziativa “No Billag; difatti non è finita qui, come ha affermato il Consigliere agli Stati Fabio Abate, chiarendo comeil popolo ticinese si troverebbe a dover appianare una situazione economica terribilmente complicata, quando ad oggi, grazie al pagamento del canone, il tornaconto è invece alquanto positivo: “Se i soldi del canone venissero spesi per abbonamenti ad emittenti straniere – ha detto Abate – la nostra economia uscirebbe estremamente perdente. La Svizzera italiana finanzia oggi circa il 5% dei proventi totali del canone radiotelevisivo, ma riceve il 20% del gettito della tassa grazie a una redistribuzione solidale per la quale nel resto della Svizzera pagano anche per noi. Detto molto semplicemente, per ogni franco pagato nella Svizzera italiana, ne rientrano 4. Si tratta di un investimento vincente per noi, che ci garantisce un afflusso di oltre 150 milioni di franchi. In caso di abolizione del canone, non riceveremmo più questi soldi da Berna”.

A chiudere la lista dei danni generati da un’eventuale SI all’iniziativa “No Billag”, ci ha pensato il Consigliere agli Stati Filippo Lombardi: “Se l’iniziativa venisse accettata le concessioni per fare radio e TV in Svizzera verrebbero messe all’asta sul libero mercato. È evidente che le nostre piccole radioTV non potranno competere con i grandi gruppi stranieri che invaderanno il nostro mercato con le Pay-TV. Queste televisioni straniere offriranno programmi internazionali che non includeranno più servizi locali e regionali al servizio della nostra collettività. Domani, senza più le nostre radioTV, gli introiti pubblicitari saranno versati all’estero ad aziende straniere. Chi ci guadagnerà? In Svizzera abbiamo solo da perdere dalla fine del servizio pubblico radiotelevisivo. Ci guadagneranno invece le grandi emittenti estere che acquisiranno una nuova fetta di mercato. I relativi posti di lavoro finiranno anch’essi all’estero”.

Il comitato politico ha infine invitato tutti i cittadini interessati alla causa ad aderire al comitato e a contribuire finanziariamente al sostegno della campagna.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale: www.nobillag-nosvizzera.ch 

Contatti: vota-no@nobillag-nosvizzera.ch