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Diventare giornalisti nella Svizzera italiana? Aldo Sofia racconta la sua esperienza

Lunedì, 06 Novembre 2017

Sono sempre molti i giovani che sognano di intraprendere una carriera nel giornalismo. Ma qual è la via migliore per assicurarsi un futuro in questo settore? Lo abbiamo chiesto ad Aldo Sofia, firma e volto storico del giornalismo svizzero. Dal 2016 Aldo Sofia è il direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana, dopo una lunga carriera alla RSI, per la quale ha girato il mondo.

Un’intervista che introduce l’incontro con Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Repubblica, che il 10 novembre sarà negli studi RSI per discutere sul futuro del giornalismo all’interno del dibattito Forse la stampa scritta non morirà... - Web, carta e servizio pubblico: dove va il giornalismo?.  

Attualmente è direttore del Corso di giornalismo della Svizzera italiana. Quanto è importante l’insegnamento e quanto l’esperienza per la professione giornalistica?
Come per tante altre professioni, teoria e pratica sono le facce della stessa medaglia, dunque inscindibili per poter affrontare efficacemente e continuamente aggiornare la preparazione del giornalista. Si tratta oltretutto di un lavoro che sta affrontando una navigazione complessa.

L'irruzione di Internet e dei social media ha rivoluzionato la comunicazione, sia in termini di quantità, non abbiamo mai avuto accesso a così tante informazioni, di velocità, oggi l'agenda deve essere continuamente rivista e aggiornata nel corso della giornata, e di rapporto col pubblico, che può autonomamente crearsi un proprio giornale, può costantemente verificare, può intervenire fornendo informazioni, avanzando critiche, creando quello che è stato definito il citizen-journalism, il giornalismo creato dal cittadino.

Tutto questo comporta due particolari fenomeni: da una parte le crescenti difficoltà della stampa cartacea, che perde pubblicità e lettori a favore dei media elettronici; dall'altra una parziale trasformazione del ruolo del giornalista, che in tempi sempre più stretti deve verificare gli interventi del pubblico, selezionare le informazioni corrette dalle false notizie, e quindi accrescere il suo tasso qualitativo.

È lo sforzo che caratterizza anche i nostri Corsi di giornalismo, aperti a colleghi già inseriti nella professione, come redattori o indipendenti, e che devono poter contare su indicazioni, conoscenze, strumenti sempre più complessi, ma senza dimenticare le regole di base: competenza, correttezza, conoscenza del territorio, verifica delle fonti, eccetera. Il Corso cerca appunto di incrociare queste diverse, ma indispensabili necessità. Uno sforzo indispensabile per garantire un futuro alla professione. 

Quali sono i principali consigli che darebbe a una ragazza o un ragazzo che vuole indirizzarsi nella carriera giornalistica?
Per cominciare, due consigli immediati: portare a termine gli studi, indipendentemente dall'indirizzo scelto, e imparare le lingue: tedesco, francese, inglese. Ci sarà poi la possibilità di imparare la professione. Inoltre, leggere, leggere, leggere: giornali, riviste, libri. Sembra banale, ma la curiosità è un indispensabile carburante di questo lavoro.

Ancora: se avete un campo specifico di interesse, non perdete tempo, cercate di informarvi il più possibile e fatene una propria 'specializzazione'. Affrontate appena possibile una formazione relativa ai media elettronici e il loro uso: sia per conoscerne le enormi potenzialità, sia per capire le sue numerose insidie. Soprattutto, fatevi divorare da una passione indispensabile per poi superare i tanti problemi che incontrerete sulla vostra strada.

È stato a lungo corrispondente e inviato all’esterno. Può parlarci di questa sua esperienza?
Grazie alla RSI ho potuto realizzare in gran parte il sogno di occuparmi dell'attualità internazionale, e di poter raccontare parti di mondo in momenti di straordinaria importanza, dall'Europa al Medio Oriente ai Balcani. Senza presunzione, cercando di capire, facendomi 'contaminare'. Tutto questo mi ha aperto gli occhi, la mente e il cuore. Ciò che credo di aver imparato è che i fenomeni politici, economici sociali non sono dei numeri, e che dietro ogni numero vi sono le persone, con le loro singolarità e le loro storie personali, le loro angosce e le loro risorse, la loro umanità e la loro disponibilità.

I miei maestri di giornalismo sono stati quelli in grado di raccontare 'in diretta' un evento, ma capaci di inserirlo in un contesto storico che ne chiarisca l'origine e la dinamica. Ma non bisogna pensare che tutto questo sia realizzabile solo all'estero. Ad un certo punto dovetti fare una scelta. "Ricordati che il nostro Vietnam è qui", mi disse un collega e amico. È grazie a lui che decisi di fermarmi, e di occuparmi maggiormente di quello che mi circondava, di ciò che c'era sulla porta di casa. E ho potuto farlo inventando e conducendo, con l'indispensabile aiuto di altri colleghi, programmi come TTT, FAX, Falò.

Ma anche quando era in patria l’estero è sempre stato una parte importante del suo lavoro. Cosa significa occuparsi di esteri restando nel proprio Paese?
Significa cercare di capire e di far capire come e quanto dipendiamo dal rapporto col resto del mondo. Vale per tutti, ma vale ancor più per un piccolo Paese come la Svizzera, molto dinamica, ma con un mercato interno limitato e dunque molto dipendente dalle sue esportazioni. Ormai il mondo ci è entrato in casa, e dobbiamo sapere quali vantaggi e quali problemi questo comporta.

Non voler sapere quello che avviene nel resto del mondo, perché le guerre continuano a poche ore di volo dai nostri aeroporti, come e perché si è sviluppato il fenomeno del radicalismo islamico, perché l'Europa deve affrontare il fenomeno delle nuove immigrazioni, quali orizzonti ci preparano le nuove tecnologie, voler ignorare tutto questo è il modo migliore per far torto alla nostra intelligenza e al nostro Paese. La conoscenza rende più consapevoli, forti e indipendenti. E in tutto questo un buon giornalismo è assolutamente necessario.

Alla RSI lei ha lavorato a lungo. Che ruolo svolge il servizio pubblico radiotelevisivo nel panorama mediatico della Svizzera italiana?
Il servizio pubblico svolge sostanzialmente due funzioni fondamentali. La Svizzera, mosaico di culture diverse, ha col servizio pubblico radiotelevisivo la possibilità di esprimere un modello di sensibilità, di convivenza e di coesione nazionale. Sappiamo che si tratta di un aspetto a volte discusso o addirittura negato, e non dico affatto che il settore privato sia del tutto estraneo a questa funzione storica indispensabile per il nostro presente e il nostro avvenire. Tuttavia il servizio pubblico ha in tal senso un mandato inequivocabile e in nessun caso eludibile.

So che è impossibile per tante ragioni tornare al passato, ma ogni tanto mi chiedo se la SRG SSR non possa esprimere maggiormente e collettivamente uno sforzo anche maggiore per esempio con un unico TG serale "svizzero", che sia prodotto da una piccola redazione multilingue, un po' come avveniva in passato. So che si tratta di un'ipotesi improponibile, ma lo affermo per sottolineare la funzione nazionale del servizio pubblico. Del resto, un difetto della stampa della Svizzera italiana è quella di non essere abbastanza attenta e inserita nel dibattito nazionale.

Secondo: un certo tipo di informazione d'attualità e di approfondimento, così importante per le necessità di cui si è parlato prima, può essere garantita unicamente con mezzi finanziari molto impegnativi, anche perché deve produrre programmi nelle lingue nazionali. Ecco perché, senza nulla togliere e anzi eventualmente cercando nuove sinergie col settore privato, occorre preservare il servizio pubblico, con critiche che lo aiutino a crescere e non con attacchi troppo spesso strumentali.

Perché è importante essere soci della CORSI?
Perché la RSI deve essere di tutti, e tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimersi, di suggerire, di criticare, di verificare. E la CORSI, nelle sue diverse espressioni e nei suoi diversi impegni, è il veicolo, è la sede in cui la società ha la possibilità di farlo. Ed è indispensabile che lo faccia. Ho viaggiato e conosciuto abbastanza altre realtà per poter affermare che, con tutti i miglioramenti possibili e anche auspicabili, non vi sono molti modelli alternativi di partecipazione.

Foto: Copyright CORSI/D.Schnell