DETTAGLIO

Armando Dadò per un ponte fra letteratura e televisione

Mercoledì, 27 Settembre 2017

Ora più che mai il pubblico è confrontato con un'immensa varietà di opportunità di intrattenimento. Non si sono semplicemente moltiplicati i canali televisivi o i programmi radiofonici, ma a competere per l'attenzione delle persone si sono aggiunti videogiochi sempre più sofisticati e i social media, da YouTube a Instagram.

Anche i libri sono stati spesso percepiti come un mondo separato e in alcuni casi in competizione con le altre forme d'intrattenimento, in particolare rispetto alla televisione. Ma è davvero così? Abbiamo contatto Armando Dadò, il noto editore ticinese, e socio di lunga data della CORSI, per capire meglio la relazione fra il piccolo schermo e la letteratura.

Come mai un editore di libri e riviste è socio di una società che rappresenta il pubblico radiotelevisivo? Qualcuno potrebbe dire che sono due settori in opposizione.

No, non sono due settori in opposizione. Sono due settori diversi. In alcuni casi ci può essere una proficua collaborazione.

Lei è socio della CORSI ormai dal lontano 1981, sono già 36 anni. Come è cambiata la RSI in questo tempo?
I cambiamenti ci sono stati in particolare nella televisione. Qui la TV ha certamente modificato e ampliato i suoi programmi. Un settore che si è molto sviluppato è quello dei dibattiti. All’inizio erano rari i casi in cui un politico partecipasse ad un dibattito. Oggi i politici ticinesi sono molto spesso alla TV, partecipando a dibattiti o venendo intervistati su un tema o l’altro. Vorrei inoltre osservare che non riesco a capire per quale ragione in particolare la radio trasmette soprattutto musica inglese, a scapito della musica e della canzone italiana che offre una grande varietà di possibilità.

La RSI vorrebbe investire di più in produzioni proprie. Che cosa può offrire il mondo dell’editoria allo sviluppo in questo ambito?
Il mondo dell’editoria in genere può offrire molte occasioni, molti spunti che possono essere ampliati e sviluppati. Anche i libri (o almeno parte di essi) pubblicati nella Svizzera italiana possono offrire molti temi, molti argomenti a radio e televisione per essere ripresi e sviluppati.
Pensiamo solamente ai due ultimi usciti nelle scorse settimane: il Giornalismo nella Svizzera italiana 1950-2000 di Enrico Morresi e Il Gottardo di Carl Spitteler. La storia del giornalismo degli ultimi vent’anni del secolo scorso è interessantissima e si presta a dibattiti e trasmissioni di vario genere. Ne potrebbero nascere anche documentari di grande interesse. Altrettanto si può dire di Spitteler, un nome che oggi non dice più nulla a nessuno, ma che è stato l’unico svizzero doc a ricevere un Nobel di letteratura.

Ultimamente le serie televisive sono spesso definite la “nuova letteratura”. Eppure gran parte dei maggiori successi televisivi sono trasposizioni di saghe nate fra le pagine dei libri. Qual è la sua opinione sulla questione?
Il libro conserva il suo fascino e la sua importanza che ha sempre avuto. Anche se molti leggono i testi su computer. I lettori di libri non sono mai stati moltissimi e oggi è difficile dire se sono veramente diminuiti. Se costatiamo le molte pubblicazioni che arrivano sul mercato si potrebbe anche avere qualche incertezza. Se poi delle storie o delle documentazioni che escono sui libri vengono riprese dal cinema e della televisione questo non mi sembra un male, purché mantengano una fedeltà con l’originale e non vengano stravolte.

I social media, Facebook, Twitter, Snapchat, si stanno accaparrando una sempre maggiore fetta dell’attenzione del pubblico. Che ruolo può avere la radiotelevisione pubblica in questa competizione?
Non conosco sufficientemente queste realtà per potermi esprimere con sufficiente competenza.
La televisione pubblica dovrebbe comunque cercare di perseguire una buona qualità, senza scadere
ai livelli di molti social media. Naturalmente la qualità deve essere associata all’attrattività. Riuscire a interessare, coinvolgere il telespettatore.

Che spazio possono trovare i libri e la letteratura nei programmi televisivi e radiofonici? In Italia era stato lanciato il talent show per scrittori, Masterpiece, ma non ha avuto il successo sperato.
I libri e la letteratura devono assolutamente avere uno spazio nei programmi radiotelevisivi.
Occorre dire che ci vuole molta abilità nel riuscire a suscitare l’interesse di chi ascolta. Non è un mestiere per dilettanti. Qui entra in gioco non tanto l’improvvisazione o la sperimentazione, ma l’abilità di chi presenta i libri, coinvolgendo di tanto in tanto anche persone esterne, in grado di dare qualche cosa in più.